24 febbraio 2022

redazione
redazione 130 Views
5 Min Leggere

di Tina Duminuco

In questo giorno freddo di febbraio i piccoli del paese sono usciti in piazza. Dopo la lunga chiusura della pandemia, per la prima volta, ancora incerti sulle gambe piccoli orsi e farfalle, draghi e tigri, Batman e Capitan America, zampettano un po’ stupiti, per la gioia di mamma e papà. È il primo carnevale per loro.

Ti riempiono il cuore di gioia perché ci sono. Perché la vita continua finché ci sono loro i bambini. Desiderati, amati, vestiti e nutriti, viziati, luce dei nostri occhi.

Corrono, ballano al sole freddo di questa domenica in cui finalmente possiamo dire che forse sta andando tutto per il meglio, torniamo alla normalità.

Ma accendendo la TV una visione fuori posto, un’immagine che sembra uscire da un passato remoto, ci inchioda con una domanda.

Perché c’è questa bambina che piange in una cantina umida e fredda e abbassando gli occhi dice che non vuole morire?

Perché stanno scappando tutti dalle loro case? Perché ancora tuona il cannone?

 Tata ratta ta, tata ratta ta tata ratta ta… canta ancora un Gianni Morandi inossidabile, ma non è la guerra del Vietnam, stavolta la viviamo a colori questa guerra, in diretta TV. Dal vivo le barricate e il coraggio di reagire ai soprusi di sempre del dittatore di turno.

 Stavolta non è un film in bianco e nero.

L’angoscia ti prende allo stomaco.

Elio, (quattro anni) guarda nello schermo quella bambina che piange e dice:

“Papà che succede?”

“E’ la guerra!

Corre a nascondersi sotto il tavolo.

“Ma no…non temere piccolo mio, qui non può succedere (O no?) …Col tuo potere da Uomo Ragno li puoi distruggere prima che arrivino”.

Il piccolo Elio da sotto il tavolo ci pensa su un attimo e poi corre ad indossare il suo costume da super eroe. Salta giù dalla finestra per andare a risolvere la questione personalmente, visto che l’uomo dagli occhi di ghiaccio continuava a dire:

“Niet, niet… “- ed era pronto a schiacciare quei bottoni rossi.

Tutti parlavano, parlavano, parlavano…

I bambini correvano, correvano, cadevano…

“Alzati bambino, devi andare a scuola!

“La scuola non c’è più! “

“Non posso, devo andare via, non ho più la casa”

“Non posso, la mamma è andata a costruire le bottiglie piene di benzina…papà sta sparando…

“Alzati bambino”

“Non posso sono morto…”

Ma il piccolo Elio, col suo costume da super eroe, velocissimo arrivò nel grande palazzo dell’uomo di Ghiaccio. Entrò dall’unica finestra che non era blindata (perché ogni tanto anche i capi vogliono sentirsi liberi di guardare il cielo) e lo trovò lì, seduto da solo ad un tavolo lunghissimo, che si guardava allo specchio.

Era così concentrato a guardarsi, mentre provava il suo ultimo discorso, che non lo sentì arrivare e non capì da dove era piovuta quella grande ragnatela che lo avvolgeva tutto come un salame. Si sentì sollevare in alto ed era molto arrabbiato. Gridava i suoi ordini come sempre ma stavolta nessuno lo sentiva.

Adesso era fuori stava volando sopra la città dove ancora qualcuno teneva in mano un cartello di protesta, o un pericoloso mazzo di fiori, o un sovversivo peluche.

Fiocamente qualcuno gridava ancora mentre i poliziotti lo portavano via…

Era molto arrabbiato il grande capo e scalciava mentre volava sopra quella distesa di neve. Ma Spider Man non lo mollava.

Lo portò sopra quella fila interminabile di persone che camminavano nella notte. Lo portò sopra gli ospedali, le scuole, le case, che non c’erano più. Sopra quei giardini distrutti dove i bambini non giocavano più. Passarono sopra quegli incendi, sopra i carri armati, sui morti e le macerie…

“Fammi scendere…non sapevo che mi avessero preso sul serio” – disse rosso di vergogna,

“Stavo solo provando il mio discorso… Dove mi porti? “

“Sull’isola deserta dove devono stare i dittatori. Così la smetti di guardarti in uno specchio e rifletti su tutto quello che hai fatto”.

E lo lanciò dall’alto su quello scoglio perso in mezzo al mare, avvolto nella sua ragnatela.   

…Anzi lo posò dolcemente …

Perché Elio era sì un super eroe ma era anche un bambino, ed era buono!

Condividi Questo Articolo