Nel ricordo di Vincenzo Biangardi
Lo scultore delle Vare
Ci sono vite che passano veloci come meteore, ma che riescono, nell’arco di pochi anni, a lasciare un segno destinato a non svanire. Vincenzo Biangardi, autore delle Vare insieme al padre, è una di queste.
Caltanissetta, 23 settembre 1890 – 23 settembre 2025.
Ricorre oggi l’anniversario della sua morte. Non arrivò ai trent’anni, ma il suo nome resta indissolubilmente legato a un decennio di intensa attività artistica che ancora oggi costituisce uno dei vertici assoluti della tradizione scultorea e della fede popolare nissena.
Figlio di Francesco Biangardi e di Giovanna Allegra, nacque a Napoli, sebbene la data esatta rimanga incerta, come quella della sorella Sofia, ricordata solo attraverso una lettera paterna, preoccupato per la sua salute fragile e il suo ricovero. Crebbe a Cittanova, per poi trasferirsi, all’età di 12 anni, a Muussomeli, dove, fin da giovane, iniziò a lavorare accanto al padre nella bottega di scultura.
A Mussomeli, nel 1883, firmò con lui la prima vara per Caltanissetta: La Veronica. Da quel momento prese avvio un percorso breve ma straordinariamente fecondo.
Tra il 1883 e il 1888 padre e figlio realizzarono alcune delle più importanti Vare della tradizione. Tra queste spiccano la Scinnenza, ispirata alla Deposizione di Rubens, e la Cena, trasposizione plastica dell’Ultima Cena di Leonardo da Vinci: opere considerate ancora oggi esemplari per equilibrio e forza espressiva.
Nel 1889 completò inoltre Cristo in mezzo ai due ladroni, piccola varetta destinata a Cittanova, che andava a completare la serie che il padre, nei primi anni 60 dell’ottocento, aveva cominciato.
Dopo la morte di Vincenzo, Michele Alesso osservò nel 1903 che “rimasto solo il padre, le restanti Vare non ebbero più quella magnificente perfezione”.
L’attività di Vincenzo non si limitò alle Vare. Realizzò il bassorilievo Il rimprovero di Socrate e il bozzetto per la tomba di Ugo Foscolo, con cui prese parte a un prestigioso concorso a Firenze. Entrambi i lavori sono oggi conservati nel Palazzo della Provincia di Caltanissetta. Aveva appena iniziato quindi una brillante carriera artistica, che si spingeva ben oltre i confini dello stretto.
I contemporanei lo descrivevano come un giovane di bell’aspetto e carattere gentile, sempre sorridente, capace di unire talento e umanità. Morì il 23 settembre 1890 e fu sepolto al Cimitero Angeli di Caltanissetta, lasciando nello sconforto più totale la famiglia e l’intera comunità.
Sulla sua tomba, seppure oggi parrebbe abbandonata e certamente bisognosa di un più rispettoso decoro, non è difficile trovare un fiore: segno di un affetto che non si è spento, neppure a centotrentacinque anni dalla sua morte.
E forse è vero, come scriveva ancora Alesso, che un artista non muore mai davvero. Così scriveva, parlando di Vincenzo Biangardi :
“La statua, il dipinto sono per l’artista di genio delle biografie eloquenti..”
Le opere stesse diventano memoria, voce, biografia.
E nel silenzio di legno, cartapesta e gesso, Vincenzo Biangardi continua a parlare…



