“Perchè ero ragazzo”, testimonianza sconvolgente della storia di un migrante, si presenta a Mazzarino il 4 dicembre

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Giovedì 4 dicembre alle 17,30 un evento culturale particolarmente importante a Mazzarino. Nella Sala Conferenze Melvyn Jones l’ANPI presenta “Perché ero ragazzo” (Sellerio editore) il libro di Alaa Faraji, giovane libico con il sogno di diventare calciatore, fuggito dalla Libia in piena guerra civile, che ha tentato la fuga su un barcone che fa naufragio ed è stato accusato di essere uno scafista.

Il libro raccoglie la sua testimonianza attraverso le sue lettere dal carcere, in cui si racconta con le sue speranze, i suoi progetti, e una certa idea di Europa che aveva coltivato. E’ il romanzo di uno scandalo umano e giudiziario attraverso lo sguardo sbigottito di un ragazzo che non ha mai smesso di sognare. E’ una testimonianza di resistenza morale, una pagina della nostra storia contemporanea che ci riguarda tutti.

Interverranno alla presentazione la prof. Alessandra Sciurba, docente di Filosofia del Diritto all’Università di Palermo, curatrice del libro, Fausto Melluso, responsabile Migrazioni dell’ARCI Sicilia e il dott. Ottavio Sferlazza, magistrato, già Procuratore Capo della Repubblica al Tribunale di Palmi. Moderatore il prof. Gaetano Li Destri, docente di Storia e Filosofia.

Nell’agosto del 2015 la Libia è un paese devastato dalla guerra civile, l’Italia dista cinquecento chilometri, circa un’ora di volo, Alaa ha appena vent’anni. È uno studente di ingegneria, una promessa del calcio libico, alle spalle una famiglia pronta a sostenerlo nel suo sogno: raggiungere l’Italia, la porta dell’Europa, forse un nuovo inizio, la speranza concreta di un futuro felice. Ottenere un visto, però, è impossibile, i canali umanitari non esistono, l’unica strada è salire a bordo di un barcone insieme a tre amici, anche loro calciatori.

Durante quella disperata traversata 49 persone muoiono soffocate dentro la stiva. I giornali parlano di «strage di ferragosto». Accusato di essere uno degli scafisti, Alaa Faraj continua ad affermare da dieci anni la sua innocenza. Ha accettato il ruolo del detenuto, non accetterà mai quello del criminale.
Ha scritto questo libro in prigione, in un italiano appreso dentro le celle, in una lingua naturalmente delicata, a volte ironica, colma di dignità e stupore. Lo ha scritto a mano, a stampatello, nei fogli ri-mediati in prigione e poi inviati – lettera dopo lettera – ad Alessandra Sciurba, docente di filosofia del diritto, conosciuta in carcere durante un laboratorio e diventata la voce e il volto della battaglia di Alaa per la giustizia e la verità.

Perché ero ragazzo è il racconto di un viaggio fatto di speranze e pericoli, l’indecenza delle morti per mare, l’arresto, la condanna, i primi dieci anni di carcere. Alaa Faraj ripercorre la sua storia con uno sguardo prima sbigottito, poi sempre più consapevole, mantenendo una paradossale fiducia nello Stato: le indagini forse frettolose, sulla base di poche testimonianze di persone sotto shock, la vita dietro le sbarre, la voglia di studiare, la felicità di certi incontri, la necessità di resistere, la paura e la frustrazione sempre in agguato.

La lotta di Faraj per la libertà è diventata la lotta di scrittori e artisti, attivisti come don Ciotti, giornalisti d’inchiesta, programmi televisivi, un’attenzione che non accenna a scemare. Sono più di tremila le persone arrestate ne gli ultimi dieci anni in Italia come «scafisti» – nelle parole dei giudici «l’ultima ruota di un mostruoso ingranaggio del traffico di vite umane» – ma è noto che i trafficanti, quelli veri, rimangono a casa senza rischiare, spesso agendo in continuità con le autorità del loro paese, e non solo.

Alaa Faraj è nato a Bengasi nel 1995. Ad agosto del 2025 ha trascorso il suo decimo anno di reclusione in carcere. La fine della pena è prevista per il 2045.

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