Il cardinale Pizzaballa celebra la Messa di Natale a Gaza nella chiesa della Santa Famiglia

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Poco dopo il cardinale ha effettuato un grande sopralluogo tra le tendopoli degli sfollati

TG La7 – Il vento che arriva dal mare porta con sé l’odore della pioggia e delle tende. A Gaza, il Natale non è una parentesi di quiete, ma un atto di resistenza della speranza. Il cardinale Pierbattista PizzaballaPatriarca di Gerusalemme, ha celebrato la messa di Natale nella chiesa della Santa Famiglia di Gaza, al termine della tradizionale visita pastorale natalizia.

Un gesto dal forte valore simbolico e pastorale, compiuto in uno dei luoghi più provati dal conflitto, dove la comunità cristiana continua a vivere tra precarietà, paura e bisogno.

La celebrazione ha rappresentato non solo un momento liturgico, ma anche un segnale di vicinanza concreta a una popolazione stremata, in cui la dimensione spirituale si intreccia quotidianamente con l’emergenza umanitaria.

Il sopralluogo tra le tendopoli degli sfollati

Durante la visita, Pizzaballa ha effettuato un ampio giro ricognitivo anche fuori dal compound della parrocchia, spingendosi fino alla spiaggia di Gaza, dove si estendono le tendopoli degli sfollati, battute in questi giorni dal vento e dalle piogge invernali.

Una presenza discreta ma attenta, volta a prendere visione diretta delle condizioni di vita attorno alla parrocchia: un passaggio fondamentale per quantificare le necessità reali e programmare gli aiuti umanitari che potranno essere elargiti in una successiva missione.

L’appello del parroco: “Non sono aiuti, ma merci in vendita”

Un appello chiaro e diretto è arrivato anche dal parroco della chiesapadre Gabriel Romanelli, che ha richiamato l’attenzione sulla natura degli approvvigionamenti che entrano attualmente nella Striscia. “È vero che ci sono molti tir ora in circolazione”, ha spiegato, “ma non si tratta di aiuti umanitari, bensì di merci destinate alla vendita”.

Una distinzione cruciale in un contesto dove gran parte della popolazione non ha mezzi economici per acquistare beni essenziali e continua a dipendere dall’assistenza internazionale.

Gli aiuti del Patriarca e la visita dopo l’attacco alla chiesa

Non è la prima volta che Pizzaballa porta aiuti concreti a Gaza. Durante la sua ultima visita, a luglio, il Patriarca aveva consegnato 500 tonnellate di cibo, destinate ai residenti colpiti dalle carenze alimentari dovute alle restrizioni israeliane sull’ingresso delle merci nel territorio.

Quella visita avvenne in un momento particolarmente drammatico: Pizzaballa era a Gaza insieme al suo omologo greco-ortodosso, Teofilo III, pochi giorni dopo che il fuoco israeliano aveva colpito la Chiesa della Santa Famiglia, causando la morte di tre persone. Un episodio che ha segnato profondamente la comunità cristiana locale.

La situazione umanitaria: carestia finita, ma quadro “critico”

Secondo le Nazioni Unite, la carestia dichiarata ad agosto nella Striscia di Gaza è ufficialmente terminata, grazie a un migliorato accesso agli aiuti umanitari. Tuttavia, l’Onu ha avvertito che la situazione alimentare resta “critica”, con ampie fasce della popolazione ancora vulnerabili e a rischio.

Un miglioramento fragile, che non cancella mesi di sofferenza né garantisce stabilità per il futuro prossimo.

Una minoranza cristiana che resiste

A Gaza vivono circa 1.000 cristiani su una popolazione totale di 2,2 milioni di abitanti. La maggioranza appartiene alla Chiesa ortodossa, mentre il Patriarcato Latino stima in 135 i cattolici presenti nella Striscia.

Nei primi giorni della guerra tra Israele e Hamas, i cattolici hanno cercato rifugio all’interno del complesso della Holy Family Church. A loro si sono uniti anche alcuni membri della Chiesa greco-ortodossa, accolti nel complesso di proprietà della Chiesa cattolica romana: un raro e concreto esempio di convivenza ecumenica in mezzo alla devastazione.

Un Natale sotto le bombe, ma non senza speranza

La messa di Natale celebrata da Pizzaballa a Gaza non cancella le ferite della guerra, né le difficoltà quotidiane di chi vive tra macerie e tende. Ma accende una luce: quella di una presenza che non abbandona, di una Chiesa che resta, e di una speranza che, anche nel buio, continua a farsi spazio.

fonte: TG La 7 Vittorio Russo 21 dicembre 2025

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