Trump e Putin “due facce della stessa medaglia” e il ruolo dell’Europa

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di Claudio Vassallo

Ricordo ancora chiaramente come, quando da bambino lessi per la prima volta dei regimi totalitari del primo novecento, delle leggi razziali fasciste e dello sterminio perpetrato dai nazisti, e di come non riuscii a spiegarmi il silenzio di coloro che avrebbero potuto parlare e che colpevolmente non lo fecero.

Oggi che non sono più bambino e che mi trovo a vivere un momento storico che per molti tratti mi pare assomigli a quello di allora, se pur comprendendo (oggi) come in tali situazioni la voce della ragione sia spesso ignorata, avverto l’esigenza e il dovere di dire e di farlo almeno affinché non possa accadere che qualche bimbo, tra qualche anno, leggendo di ciò che sta accadendo oggi e nutrendo le medesime perplessità che furono mie, pensando a coloro che tacquero, possa rivolgere il suo pensiero anche a me.

“Vero è che quello imposto da Maduro in Venezuela, non era certo un sistema democratico, ma tante sono oggi le dittature travestite (malamente) di democrazia sia ad est che a ovest del nostro mondo. Certo è anche come l’intervento militare americano nulla abbia che fare con la legalità internazionale, con la lotta al narcotraffico e con la volontà di ripristinare la democrazia in quel Paese.

A riprova di ciò, basti osservare come nessun organismo internazionale, l’ONU innanzitutto, sia stato coinvolto e come anzi il presidente USA si sia affrettato a dichiarare che la gestione del Venezuela rimarrà in mano agli Stati Uniti. Nessuna volontà, quindi, di coinvolgere i leader dell’opposizione venezuelana, ma solo la precisazione che le migliori industrie petrolifere al mondo sono americane. Non si tratta solo di petrolio, di cui il Venezuela è il primo al mondo per riserve certificate, ma anche degli abbondanti giacimenti di gas, oro, diamanti, ferro e bauxite.

È inevitabile che tornino in mente le le pretese di Trump sul Messico, col suo bizzarro desiderio di rinominare il “Golfo del Messico” in “Golfo d’America” e quelle sul Canada e sulla Groenlandia. L’intervento militare voluto e orgogliosamente comunicato al mondo da Trump, non si differenzia molto, anzi a mio avviso per niente, dalla “Operazione militare speciale” di Putin. Vero è che in quest’ultimo caso non si è potuto sbandierare l’obiettivo della “denazificazione”, ma solo quello della “difesa (con la forza) della democrazia”, che, comunque, risulta al primo del tutto equivalente.

Trump e Putin sempre più “due facce della stessa medaglia”, che con l’arroganza della forza stanno calpestando il diritto internazionale e seppellendo il principio della “Autodeterminazione dei Popoli”, di cui oggi non si sente più parlare. Insomma, due condottieri in preda alla follia, che stanno spingendo il mondo verso il baratto, rendendolo un luogo sempre meno sicuro e più pericoloso.

In un mondo così, non desterebbe alcuna sorpresa se, una di queste mattine, svegliandoci, venissimo a conoscenza dell’occupazione di Taiwan ad opera della Cina. Dinnanzi a questo sbandamento totale è indispensabile che il vecchio continente si svegli e che l’Europa, divenendo un soggetto politico veramente rilevante nelle dinamiche mondiali, possa rappresentare un argine a ciò che appare sempre più folle.”

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