
Il capo dell’ufficio inquirente di Caltanissetta sentito nuovamente a Palazzo San Macuto: “I figli di Paolo Borsellino ci hanno manifestato la loro fiducia”
“La pista nera nelle stragi non rimane totalmente esclusa», esordisce il procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca citando anche altri fatti di mafia: «Ci sono anzi vicende, come l’omicidio di Piersanti Mattarella, o il caso di Paolo Bellini che meritano sicuramente ampia riflessione e approfondimento. Proprio in riferimento all’omicidio Mattarella, sul quale non abbiamo competenza – precisa – devo dire che è una tragica vicenda che merita tutti gli sforzi profusi in tanti anni dalla procura di Palermo. E’ un materiale magmatico in relazione al quale è necessario ogni sforzo della magistratura».
Il capo dell’ufficio inquirente di Caltanissetta è tornato ieri in commissione parlamentare antimafia, questa volta accompagnato dall’aggiunto Pasquale Pacifico e dalla sostituta Nadia Caruso. Si parla delle indagini sulle bombe del 1992: «Il gruppo stragi della procura di Caltanissetta adotta un metodo che è quello di seguire gli elementi probatori – precisa De Luca – non siamo certamente pilotati da pregiudizi, ideologi o politici, da forme di massimalismo o da altre patologie che potrebbe teoricamente affliggere l’ufficio non fosse altro perché il gruppo è composto da magistrati con tutti gli orientamenti culturali presenti nell’Anm». E’ una risposta a chi ha criticato De Luca per quel suo giudizio sulla pista nera nella strage di Capaci e il coinvolgimento di Stefano Delle Chiaie: «Vale zero tagliato», aveva detto nella precedente audizione. Ora spiega che il riferimento era al filone legato alle dichiarazioni del pentito Alberto Lo Cicero e della compagna Maria Romeo: «La valutazione dell’attendibilità di Lo Cicero rende possibile un’analogia con Scarantino (protagonista del depistaggio delle indagini sulla strage di via D’Amelio – ndr), ovvero una mancanza totale di credibilità». Il procuratore De Luca non usa mezzi termini: «Le dichiarazioni di Lo Cicero sono carta straccia». E spiega: «Come scrissero i giudici già nel 1995, ha mentito sulla sua appartenenza a Cosa nostra, per cui tutto quello che sostiene di avere appreso dagli uomini d’onore è totalmente falso».
Per i magistrati di Caltanissetta, sono «inattendibili» anche «gran parte delle dichiarazioni della Romeo». Poi, aggiunge: «Che le dichiarazioni di Maria Romeo e anche di Alberto Lo Cicero siano zero tagliato ci emerge chiaramente dalla mancanza di un atto d’impulso nel 2007, dopo i colloqui investigativi, nonché dalle dichiarazioni rese dal procuratore Grasso e dal sostituto della procura nazionale antimafia Gianfranco Donadio».
A margine dell’audizione, il procuratore di Caltanissetta precisa di «non avere escluso in toto la pista nera, che rimane una pista ancora da percorrere e approfondire». E precisa che «mafia-appalti è la concausa su cui abbiamo trovato sin qui altri elementi, ma è notorio – perché vi sono atti ostensibili e già la stampa ne ha dato atto in più occasioni – che stiamo seguendo altre piste attivamente: la cosiddetta pista dell’agenda rossa, la massoneria deviata e la stessa pista nera».
fonte: palermo.repubblica.it. cronaca 8 febbraio

