Le ragioni del NO per la Costituzione a Mussomeli

Tonino Cala
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Con l’Illuminismo filosofico e giuridico si inaugura la Storia moderna che celebra la caduta delle monarchie e del potere assolutistico e vede la nascita degli stati liberali, in virtù della separazione dei tre poteri: Legislativo, Esecutivo e Giudiziario, un principio democratico basilare per il buon funzionamento dell’ordine costituzionale e liberale.  

Vogliamo credere che il ministro Nordio e suoi colleghi di governo, in primis la premier Giorgia Meloni, abbiano studiato un po’ di Storia e di Filosofia per capire che la democrazia si articola nei suoi tre diversi poteri liberali e democratici. L’arroganza del potere esecutivo nasconde, a volte, tutta la fragilità degli uomini e dei politici che desiderano comandare e sottomettere i loro concittadini, facendo finta che si agisce per il Bene comune.

Ne “Lo spirito delle Leggi”, il filosofo, storico e giurista Montesquieu afferma che “per garantire la libertà di tutti i cittadini e prevenire il dispotismo di uno solo al comando”, i tre poteri fondamentali dello Stato debbano essere separati e affidati a organi distinti. Anche il filosofo greco Platone, nel dialogo “La Repubblica”, teorizzava l’indipendenza del giudice dal potere politico. Già nell’antica Grecia esisteva la consapevolezza critica della tirannia.

Da un punto di vista antropologico e sociopsicologico, una società senza le leggi, con un potere indipendente che le applica e le amministra, sarebbe una grave iattura per tutti i cittadini, venendo meno le regole e le norme che consentono una pacifica relazionalità e la socializzazione civile tra i cittadini.

Senza le leggi e il rispetto delle stesse, le società democratiche facilmente cadrebbero nell’arbitrio del più potente, per il potere che si detiene, e della barbarie incontrollata per l’uso discriminatorio nei confronti del dissenso politico.

Ancora oggi, potrebbe teorizzare Thomas Hobbes il principio di realtà: “Homo homini lupus”, per cui la legge del più forte diventa bizzarria infantile e violenza prevaricante nei confronti dell’altro, favorendo il cannibalismo tra gli esseri umani e il ritorno all’età della pietra.

Si vuole forse violare il contratto sociale per il quale i cittadini, per vivere in armonia e rinunciando a un po’ delle loro libertà personali possano praticare i loro diritti e i loro doveri? Non sono forse gli stessi cittadini di una Storia secolare e consolidata che affida al potere giudiziario l’imparzialità della legge e delle sue prerogative di giustizia democratica? Contro le derive autoritarie, anche ammettendo gli errori giudiziari e, a volte, l’opera fallace dei magistrati?  

Si vuole forse scivolare, per intervento inopportuno dell’attuale maggioranza politica, in una palude antidemocratica senza neanche le palafitte, distruggendo le fondamenta del Diritto Costituzionale e internazionale?

Preferiamo la forma interrogante e dubitativa delle nostre affermazioni e delle nostre ipotesi perché il crinale della verità “assoluta” ha partorito le monarchie e le dittature antidemocratiche, lo stigma di una violenza di Stato contro gli esseri umani liberi e innocenti.

Per un’avventura di capriccioso potere, la riforma della giustizia oggi rappresenta un pericolo segnalato in un suo recente discorso dallo stesso presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella; parole le sue rimaste inascoltate da chi governa, segno di una azzardata autoreferenzialità autoritaria.

Ci conforta il fatto che molti cittadini, associazioni e organizzazioni diverse del territorio, si stanno mobilitando dal basso con la costituzione dei comitati per il No al Referendum sulla giustizia, nella convinzione comune, ben supportata da ragioni sufficientemente valide e argomentate, che considera la riforma proposta dal governo, nella migliore delle ipotesi, una enorme confusione e uno sterile discredito delle istituzioni politiche e repubblicane.

Per spiegare le ragioni del No e ascoltare le riflessioni di una scelta responsabile e ben ponderata, sabato 7 marzo 2026, alle ore 17.30, presso l’aula conferenze “Rosario Livatino” della Biblioteca comunale di Mussomeli, vi sarà un interessante incontro con il dott. Giuseppe Noto, Giudice delle indagini preliminari al tribunale di Enna.

Sarà presente anche il prof. Michele Morreale, docente di Storia e di Filosofia dell’Istituto “Virgilio”. Modererà l’incontro il dott. Mario Difrancesco, presidente dell’Anpi di Mussomeli. Una valida iniziativa organizzata sul territorio, come altre che sono state fatte e saranno fatte per fare conoscere le ragioni del No alla riforma sulla giustizia.

Tonino Calà

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