Trasfigurazione

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“Non vediamo le cose come sono, le vediamo come siamo.” (Anaïs Nin)

di Edvige Presti

6:30. Buio, materia, materia, materia… così è il cielo oggi. È il cielo che si riflette nel mio animo o è il mio animo che si riflette nel cielo? È materia che mi schiaccia, che non mi lascia respiro. Buio e silenzio: un silenzio da cui emerge piano un suono, un buio in cui, a poco a poco, si fa spazio uno spiraglio di luce rossa. Qualcosa sta emergendo dal vuoto, qualcosa sta forse nascendo di nuovo.

Quando i miei occhi si sono abituati all’oscurità, hanno cominciato a vedere; quando il mio udito si è abituato al silenzio, ho cominciato a sentire un debole suono. Quando il cielo si è consegnato alla notte, ecco infine spuntare debolmente la luce del giorno. La luce si manifesta finalmente con strette pennellate di rosso che salgono dai monti, guadagnando spazio tra le dense nubi cupe: deve emergere quasi con prepotenza per farsi strada nell’oscurità.

Nella notte si crea così uno spiraglio che è il giorno; nella materia si crea un respiro che è l’anima. Il senso si trova solo consegnandosi totalmente alla materia, attraversandola, annegando in essa, perdendosi in questo buco nero che ci risucchia per poi emergere avendo trasfigurato la materia stessa. Essa non è più materia inerte: è sostanza a cui noi abbiamo attribuito un senso, a cui riusciamo a dare un nome traendola fuori dall’indefinito e dall’informe in cui era immersa.

Adesso possiamo di nuovo orientarci, ma solo dopo avere accettato di perderci nel buio. Materia e spirito sono una cosa sola: la materia è quando lo spirito ci chiede di essere ritrovato nel buio; lo spirito è quando la materia brilla nella luce.

Siamo noi a dare un senso alla materia. Non siamo neutri rispetto al mondo che ci circonda: non solo esso ci modifica, ma anche noi lo modifichiamo guardandolo dalla nostra prospettiva. Il mondo assume un significato perché c’è qualcuno che lo guarda e lo percepisce. Io stessa non esisto se nessuno sguardo si posa su di me; per esistere ho bisogno di essere “guardata”. E questo sguardo che si posa su di me interagisce con il mio modo di essere, modificandolo.

6:50. Il cielo è trascolorato dall’alba all’aurora. Come in un quadro, io ci ho visto il mio riflesso, ma non è stato solo uno specchiarsi: quel quadro non era una tabula rasa, c’era già qualcosa — densità e respiro, buio e luce, materia e spirito. C’era già un “altro” con cui ho dialogato. Ci siamo scambiati qualcosa, io e il cielo, stamattina: abbiamo fatto l’amore. E così, anche quando non ci guarderemo più, quel cielo sarà dentro di me, farà parte delle mie cellule e del mio respiro. Chissà, forse il mio sguardo resterà lì ad accarezzarlo; di certo lui non sarebbe stato lo stesso se io non gli avessi posato sopra i miei occhi.

La parola di oggi è: Trasfigurazione.

Adesso è ormai giorno. Mi avvio alle mie attività, ma la visione di quest’alba rimarrà con me. Mi accompagnerà ricordandomi di dialogare sempre con la realtà, di accogliere la materia e accarezzarla con lo sguardo per darle un senso, trasfigurarla e lasciare così la mia traccia sul mondo.

Edvige Presti

la foto di copertina è di Edvige Presti

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