Un bagno di folla per il Nazareno: la barca di fiori solca la città

Francesco Daniele Miceli
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Non è bastato il freddo a fermare la devozione. Anzi, forse proprio quell’aria ha reso ancora più intenso il calore umano che ha accompagnato l’uscita del simulacro di Gesù Nazareno, portato in processione sulla sua inconfondibile barca colma di fiori colorati.

Già dalle prime ore del mattino il chiostro della Biblioteca si era trasformato in un piccolo crocevia di attesa e curiosità. Fedeli, amici, cittadini e visitatori si sono ritrovati tra le arcate, osservando da vicino il simulacro e respirando quell’atmosfera sospesa che precede sempre i momenti più sentiti della tradizione.

Nel pomeriggio, il Nazareno è stato portato all’esterno tra gli sguardi emozionati dei presenti. Da quel momento la folla ha continuato a crescere, come un’onda lenta e costante che ha accompagnato ogni istante del corteo fino al momento più atteso.

Al tramonto la processione ha preso forma. Il simulacro di Gesù Nazareno, scortato da due bande musicali, dai carabinieri in alta uniforme e da una schiera ordinata di processioni di tutte le età  con guanti bianchi, pettorina  celeste,   bandiera azzurra e lance e  palme, ha iniziato il suo cammino lungo il consueto percorso cittadino. Una scena solenne e composta, quasi un quadro in movimento che ha attraversato le vie tra il silenzio rispettoso e gli sguardi raccolti della gente.Ad aprire il corteo la banda Salvatore Albicocco, mentre la banda Verdi ha chiuso la processione, avvolgendo la serata in una cornice musicale continua e solenne.

Nonostante il freddo, la partecipazione è rimasta intensa lungo tutto il tragitto.

Particolarmente toccante l’ingresso sul sagrato del Collegio, quando il corpo bandistico “Giuseppe Verdi” ha eseguito la marcia dedicata proprio a Gesù Nazareno, composta dal maestro Benny Cimino. Un brano nato durante gli anni difficili della pandemia, quando molte celebrazioni erano sospese. Oggi quella musica ha finalmente trovato la sua dimensione naturale: accompagnare il Nazareno davanti al suo popolo.

Presente lungo tutto il percorso anche il vicario generale della diocesi, monsignor Onofrio Castelli, che al termine della processione ha rivolto ai presenti un breve ma intenso intervento dalla scalinata della chiesa. Tre le parole su cui ha voluto soffermarsi.

La prima è stata “portare”. Non sono, ha ricordato, i portatori a sostenere Cristo sulle spalle: «è piuttosto Lui che porta noi, che ci sostiene nel cammino della vita».

La seconda parola è stata “Nazareno”, appellativo semplice e familiare. Nazareth, ha spiegato il vicario, era una piccola città lontana da Gerusalemme, il luogo degli affetti, degli amici, dei parenti di Gesù. Un nome che restituisce al Cristo una dimensione domestica e vicina, quasi quotidiana.

Infine la terza parola: “barca”. Un’immagine potente, perché una barca raramente segue sempre la stessa traiettoria tra le onde. Eppure l’augurio rivolto alla città è stato proprio questo: che quella barca continui a solcare le strade seguendo il cuore dei fedeli, se i fedeli avranno l’amore di seguire Lui, il pescatore di anime.

Subito dopo, quasi a suggellare la festa, un  gioco di luci e musica, con effetti di fuoco e lampi, ha trasformato la facciata e il sagrato antico della chiesa di Sant’Agata al Collegio in un grande palcoscenico visivo. Un mapping di luci, novità assoluta di quest’anno, che ha chiuso la celebrazione tra stupore e applausi.

La processione si è così conclusa tra raccoglimento e gratitudine. Forse, nel momento finale, la folla era leggermente meno numerosa rispetto agli anni passati, complice il freddo. Ma la partecipazione è rimasta sincera e viva.

Un plauso, infine, all’associazione Gesù Nazareno, che ancora una volta ha curato con meticolosa attenzione ogni dettaglio della celebrazione: dall’ordine del corteo alla cura dei simboli, dimostrando un forte attaccamento a una tradizione che continua a parlare al cuore della città.

foto di Francesco Scarfia

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