Ricordare per non uccidere ancora: la vera fratellanza e la sindrome di Caino

Tonino Cala
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Marina Aronica

Essere Antifascisti, secondo me, dipende da tre fattori fondamentali: dalla cultura recepita a scuola in modo corretto; dall’educazione che ci viene impartita dai nostri genitori, cosa fondamentale; dalla nostra sensibilità coltivata nei confronti della storia, percependo ciò che è giusto e quello che non lo è.

Bisogna avere tanta volontà per vedere ciò che, a volte e davanti ai nostri occhi, il cervello rifiuta come indubbia verità. Avendo avuto un papà tornato dai campi di sterminio, sono indotta a voler esprimere la mia sofferenza che dura da sempre, perciò ho voluto parlarne con voi. In quanto penso che voi abbiate lo stesso modo di pensare.

Grazie, a chi leggerà, se non altro, per non sentirmi sola e non avere le stesse paure che mio papà a volte manifestava. La sua sofferenza interiore lui la tirava fuori in un pianto senza motivo, io non capivo perché ero troppo piccola. Ma da grande, quando compresi quello che lui aveva vissuto, anche io scoppiavo in lacrime. Immedesimandomi nel suo assurdo vissuto, al quale la gente non credeva. Ma da testimone oculare, ciò che sembrava storia inventata, ahimè risultava tutto veritiero. Non vorrei dilungarmi, un abbraccio a voi, perché sono sicura che siete in grado di comprendere.”

Daniela Di Francesca (presidente Aned Sicilia)

“Cara Marina, chi ha avuto un familiare deportato e lo ha frequentato raccogliendone spesso le rare e scarne confidenze e, ancor di più, intuendo l’enorme sofferenza che si celava dietro un sorriso smorzato o uno sguardo che si faceva più che triste, disperato per gli squarci di abisso che gli/le si aprivano improvvisamente nella mente, è in grado di comprendere quanto affermi. Per questo la testimonianza di noi familiari assume un’enorme rilevanza nel fare memoria sentita e viva!”

Marina Aronica

“Grazie davvero a tutti quelli che si stringono a me capendo le grandi problematiche che vivono ogni giorno i figli dei ribelli. Uso questo termine ribelli, perché mi dà più soddisfazione, piuttosto che definirli deportati, perché purtroppo è una parola che non amo tanto. Loro erano dei ribelli, quindi antifascisti. Per questo dobbiamo tenere sempre alta la guardia e non arrenderci alle intimidazioni. Una lotta continua con le nostre paure interiori perché pensiamo che ciò che è stato fatto a loro potrebbe accadere anche a noi. Ma quando si raggiunge la consapevolezza le paure vengono spazzate via. E con qualche pensiero utopico forse un giorno avremo un mondo più vivibile.”

Daniela Di Francesca (presidente Aned Sicilia)

“Abbiamo una responsabilità enorme, non si può dimenticare, non si può tacere, per questo è importante il nostro impegno in ANED!

Dalla chat di “Aned” Sicilia, di cui mi onoro di fare parte, il valore delle testimonianze personali sulle vittime del nazi-fascismo. Quando si cancella la memoria delle tragedie passate, le stesse si possono ripresentare con la stessa violenza già vissuta o anche peggio di prima. Per questo bisogna ricordare e non cancellare ciò che è stato: la grande tragedia della “Shoah e delle deportazioni nei campi nazisti”.

Ci sono orrori disumani che non sembrano veri e ai quali non riusciamo a credere perché pensiamo che siano inverosimili e che non siano stati partoriti da una fantasia malata. E ci chiediamo: può essere vero, è realmente accaduto?

Invece, la Storia si ripete e gli orrori nella Storia sono stati tantissimi: guerre, massacri, genocidi, torture, privazioni delle libertà e tanto altro. C’è qualcosa di insano nell’uomo che va curato con la cultura autentica.

Non mi limito all’analisi storica che legge e comprende i fatti della Storia. Preferisco anche l’analisi psicologica e antropologica, ben più preoccupante, fatta da Sigmund Freud nel suo carteggio con Albert Einstein: “Violenza e diritto sono oggi per noi termini opposti’… ma “è facile mostrare che l’uno si è sviluppato dall’altro”.  La strada che conduce dalla violenza al diritto viene rintracciata nell’unione dei deboli contro il forte. “La violenza viene spezzata dall’unione di molti, la potenza di coloro che si sono riuniti rappresenta ora il diritto” … vediamo così che “il diritto è la forza di una collettività, ma anche questa è violenza.  La differenza sta realmente solo nel fatto che non è più la violenza dell’individuo a trionfare, ma quella della collettività”.… “La violenza della collettività, però, sarebbe impotente a mantenere lo stato giuridico, provvedendo alla esecuzione degli atti di violenza conformi al diritto, se la comunione di interessi non determinasse quei legami emotivi, quei sentimenti condivisi sui quali si fonda la vera forza della collettività” …

“La società governata dal diritto potrebbe essere stabile solo in quanto gli individui fossero uguali e il diritto uguale per tutti. La società governata dal diritto è però in equilibrio instabile a causa della ineguaglianza dei vari individui… Si troveranno gruppi di dominanti, che tenderanno ad asservire con la violenza il diritto al proprio interesse, creando un diritto ineguale: e per converso i dominati saranno spinti da una forza opposta a riguadagnare i diritti che i dominanti tendevano a sottrarre per reclamare il passaggio dal diritto ineguale al diritto uguale per tutti. Di qui la insurrezione, la guerra civile, quindi la soppressione provvisoria del diritto e manifestazioni di violenza, dopo le quali si insatura un nuovo ordinamento giuridico.” (Carteggio Freud –Einstein, 1932).

Freud ed Einstein non erano pericolosi comunisti ma sicuramente umani e ben si capisce che le disuguaglianze tra gli uomini e la mancata regolazione dei rapporti tra gli stessi innescano la violenza del più forte sul più debole, anche codificata dalle leggi statali, come nel caso del nazi-fascismo e di tutte le dittature totalitarie. La violenza individuale e collettiva può incarnare e rappresentare il significato simbolico della Legge ingiusta, sadica e repressiva. La vera Libertà di uno stato democratico non richiede alcun sacrificio di sottomissione ai cittadini.

Le dittature totalitarie hanno realizzato la morte e la distruzione di tutto ciò che era vivente. Il sistema democratico, anche imperfetto, coltiva la vita.

Tonino Calà

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