“Metti una sera a cena”.
Per tutti il titolo di un film del 1969 di un noto autore teatrale e cinematografico e oggi frase divenuta un modo di dire per indicare un’atmosfera intima, un ritrovo tra amici o conoscenti dove, attorno a una tavola, si evoca qualcosa di intimo, di affettivo. Nel film il tema era abbastanza prosaico, privo di spiritualità. Al contrario in una sera appena trascorsa, in una casa nissena, l’invito a cena dei padroni di casa è improntato alla festa del Santo Protettore di Caltanissetta: l’Arcangelo Michele.
Un nugolo di amici ha voluto onorare l’invito per assistere dai balconi sul corso al passaggio della processione in onore del Santo Protettore della città. A dispetto dell’idea di abbandono del centro storico, le strette traverse intitolate ad alcuni personaggi storici di Caltanissetta e che ricamano i due corsi principali solitamente silenziosi, pullulano di vita. Mancano pochi minuti all’arrivo della processione. Le luci dei lampioni tagliano i palazzi antichi, proiettando ombre lunghe sulle facciate dorate dal tufo di Sabucina. Sotto i balconi padronali, la folla si accalca e si compatta, trasformando la strada in una lenta marea solenne che sussurra, invoca e attende le grazie supplicate.
Nella casa sul Corso quasi tutti si conoscono sin da ragazzi. Oggi rivestono ruoli e professioni per cui hanno tanto studiato e lavorato. Nell’attesa fa capolino qualche salatino che precede alcuni vassoi di tartine. La sequenza dei saloni è favorita dalle ampie porte spalancate. Dai balconi incede la brezza della sera e i suoni della via. Le ringhiere dei balconi, adornate dalle fioriere rinfoltite in onore del Santo, fanno da cornice allo sguardo che si proietta in direzione di Santa Maria la Nova.
E’ da poco trascorso l’imbrunire. Le note della banda musicale iniziano a colorare l’aria di festa e di preghiera allo stesso tempo. Annunciano l’approssimarsi della processione. I sensi si risvegliano grazie ai suoni e agli odori della tradizione. L’odore acre del fumo delle candele e della cera sciolta sale verso l’alto, mescolandosi al profumo dello zucchero filato e dei torroni delle bancarelle poste ad ogni angolo. Il brusio della folla si interrompe bruscamente quando, in lontananza, il ritmo solenne della banda musicale inizia a vibrare nel petto di ognuno, anticipando l’avvicinarsi della processione.
La marea umana segue e accompagna i portatori. Dai balconi di casa iniziano a scendere cascate di petali di rose e strisce di carta colorata con l’inno “Viva San Michele”. Galleggiano nell’aria prima di toccare terra. La statua del Santo Protettore avanza oscillando, illuminata da decine di ceri votivi che fanno risplendere l’oro e i tessuti sacri. Dai balconi della casa che vide ospite Goethe la prospettiva è privilegiata. Si vedono i volti lucidi di sudore dei portatori, la fatica nei loro muscoli e gli sguardi devoti della gente che si stringe al passaggio del fercolo.
Il simulacro supera i balconi e prosegue la sua marcia lungo l’antico percorso che riporterà il Santo sulla piazza principale per fare ingresso in Cattedrale. La folla si richiude alle spalle del Santo Protettore. Segue la scia luminosa delle candele come una coda di cometa. Restano sul selciato i petali calpestati, il profumo persistente del fumo dei ceri votivi e l’eco della musica che sfuma tra i vicoli del centro storico. I padroni di casa e gli amici ospiti tornano tra i divani e i tavoli dei saloni. Viene svelata la tavola che è un trionfo di colori e profumi che sanno di casa e di festa siciliana. Spiccano i piatti della tradizione preparati per essere gustati facilmente tra una sosta sul balcone e un ritaglio di conversazione.
L’aria è densa dell’aroma agrodolce della caponata, delle melanzane lucide fritte a puntino, i capperi, le olive e quel loro profumo inconfondibile. Il piatto forte è il pasticcio al forno. Trionfano gli odori del sugo di pomodoro, arricchito da dadini di pescespada e melanzane fritti, basilico fresco e un cuore filante di caciocavallo. Gli amici si servono con i piatti tra le mani, muovendosi tra il tavolo, un divano, una poltrona e le ringhiere dei balconi, alternando un boccone di meraviglie siciliane agli sguardi verso la strada in festa. Segue il tradizionale buffet di ogni casa siciliana. Le piccole arancine croccanti al ragù e al burro, ancora calde. Lo sfincione, con il suo profumo di cipolla, origano e acciughe che si sposa con il vino rosso del territorio.
Quando la processione è già lontana, fanno ingresso i dolci della tradizione. Il tavolo si riempie di vassoi che sembrano gioielli. C’è il superbo babbà fatto in casa da un’amica ospite. I bocconcini, la torta di panna e frutti bosco. Un finale dolcissimo, accompagnato da un bicchierino del tradizionale amaro siciliano suggella una serata di fede, di amicizia e di cucina siciliana. Viva San Michele Arcangelo.






