Nel cuore della Nissa, dove la trasferta si gioca tutti insieme

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Una domenica dentro il cuore biancoscudato: il club dedicato al maestro Raffaele Ammendola diventa lo stadio di chi non può partire. Abbracci, sofferenza e passione per novanta minuti. E quando arriva il gol, sembra davvero di essere in curva

C’è un luogo a Caltanissetta dove la Nissa non gioca mai davvero in trasferta.

È la sede del club ufficiale della Nissa dedicato al maestro Raffaele Ammendola, a pochi metri dalla piazzetta del Marinaio. Qui la domenica non conta la distanza, non conta chi è riuscito a partire e chi invece è rimasto in città. Conta soltanto la Nissa. E quando i Biancoscudati scendono in campo lontano dal Tomaselli, quel catino diventa uno stadio in miniatura: voci, applausi, tensione, commenti, qualche imprecazione e soprattutto quella fede che non conosce chilometri.

Il club è presieduto dall’avvocato Sergio Iacona e tra le sue anime più appassionate c’è Alessio Cordova, tifoso storico della Nissa, uno di quelli che i Biancoscudati li segue da una vita, dai tempi gloriosi della Serie C e di quel Palmintelli che, quando era pieno, sapeva mettere paura a qualsiasi avversario.

«È bellissimo stare insieme, soffrire per la nostra squadra quando non possiamo andare in trasferta per i motivi più diversi», racconta Alessio. «Quando la Nissa gioca in casa, però, siamo tutti allo stadio. Il nostro posto è lì, accanto ai ragazzi, per incoraggiarli».

Quando il Club diventa uno stadio

E’ domenica, il locale fa registrare il tutto esaurito.

La Nissa è impegnata a Barcellona Pozzo di Gotto contro l’Igea Virtus, una partita che arriva dopo due sconfitte consecutive e che, proprio per questo, mette alla prova anche la tenuta emotiva della tifoseria.

Ma qui nessuno ha perso la fiducia.

Gli assenti sono tanti, tra infortuni e la squalifica di Maltese. La squadra di Moschella deve fare i conti con una rosa rimaneggiata, ma dall’altra parte dello schermo c’è una tifoseria che continua a crederci.

Ogni pallone viene seguito come se fosse giocato a pochi metri di distanza.

Ogni occasione scatena un sussulto.

Poi arriva il gol di Di Grazia, il momento che fa esplodere la sede.

Per qualche secondo non esiste più la distanza, non esiste più Barcellona. Ci sono soltanto uomini che si abbracciano, urlano, esultano. È la stessa emozione di una curva, solo dentro uno spazio più raccolto.

«Al gol di Di Grazia mi sono emozionato», racconta un tifoso al termine della partita. «Ci siamo abbracciati tutti, sembravamo allo stadio. Certo, seguire la squadra dal vivo è un’altra cosa, ma quando non si può partire siamo qui, insieme, a soffrire per i nostri ragazzi».

Un punto che sa di fiducia

Alla fine arriva un pareggio che, per come si è sviluppata la gara, lascia anche qualche rimpianto. La Nissa avrebbe potuto portare a casa qualcosa in più, ma il punto conquistato in una giornata difficile ha un peso importante.

E poi c’è la classifica, che continua a regalare sorprese.

La Reggina perde inaspettatamente a Trapani e il campionato torna a mescolare le carte. Niente è deciso, perché la stagione è ancora lunga e ogni domenica può cambiare gli equilibri.

Nella sede del club lo sanno bene.

«Possiamo farcela. Oggi abbiamo intrapreso il cammino giusto, dobbiamo crederci e lottare. Il campionato è ancora lungo. La sfortuna finirà, recupereremo tutti gli infortunati e sarà un’altra storia».

Poi il discorso scivola inevitabilmente sui giovani.

E soprattutto su Cataldi, il giovane giocatore nisseno che ha lasciato il segno nella partita.

«Avete visto quel ragazzino che partita ha fatto? Abbiamo bisogno di giovani che hanno fame, di giocatori umili che combattono su ogni pallone. Con gente così possiamo andare lontano», dice entusiasta Cesare Sicilia.

Testa a Ragusa

La partita finisce, ma nessuno sembra avere voglia di andare via subito.

Restano i commenti, le analisi, le battute. Si rivivono le azioni, si discute della partita, si parla degli infortunati e di quello che potrà accadere nelle prossime giornate.

È il calcio vissuto nella sua forma più autentica: quello che continua anche dopo il triplice fischio.

Tra una settimana ci sarà un’altra partita, un’altra domenica, un’altra occasione per stare insieme.

Testa a Ragusa.

Perché il viaggio della Nissa continua. E se qualcuno non può partire, c’è sempre la sede del club vicino alla piazzetta del Marinaio.

Un posto dove la distanza dalla squadra, per novanta minuti, semplicemente non esiste.

Perché la Nissa, quando gioca, è sempre un po’ più vicina!

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