Anna Marchesini, dieci anni dopo sempre nel cuore del pubblico

Ludovico Falzone
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A dieci anni dalla scomparsa, il ricordo di Anna Marchesini: il talento poliedrico, l’ironia rivoluzionaria del Trio e l’amore per il teatro e per la vita

«E che siccome che sono cecata» diceva una signorina minuta avvolta in un vestito a pois, con borsetta rossa, capelli neri raccolti in un grande chignon e occhiali neri spessi. Nel personaggio della Signorina Carlo c’era lei, Anna Marchesini: tra le più talentuose e amate attrici italiane, colei che ha dato anima, corpo e voce ai volti più popolari e periferici dell’Italia degli anni ’80 e ’90. Oggi sono dieci anni da quando è scomparsa il 30 luglio 2016, a soli 62 anni, nella sua Orvieto dove era nata.

Personalità complessa e profonda, quasi un’archeologa della mente umana, si laurea in psicologia a Roma nel 1975. Questo interesse verso l’essere umano la porta a dare ascolto alla sua vera vocazione: il teatro. Per tre volte tenta di accedere all’Accademia d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” di Roma, dove diventa allieva nel 1976. Un luogo magico, per lei, in cui tornerà a insegnare negli ultimi anni della sua carriera e il luogo dell’anima dove avrebbe persino desiderato riposare per sempre.

«Ho pensato che mi piacerebbe che le mie ceneri si conservassero all’interno di un vasetto di porcellana, come una bomboniera, posata su uno scaffale di una vetrina della sala professori dell’Accademia. Ma poi ho pensato: se l’Accademia trasloca di nuovo e il vasetto cade e si rompe, diranno: «Oh, l’Anna!». Essere cacciata via dall’Accademia anche da morta no eh!».

Con questa stessa ironia ha affrontato la sua intera esistenza, anche la malattia, muovendosi tra i ruoli comici dei personaggi da lei stessa inventati, come la Sora Flora, la Sora Ines, la Cameriera Secca dei signori Montagnè, la sessuologa Merope Generosa, la cartomante Amelia e i personaggi noti al pubblico come la “Lollo” (Gina Lollobrigida), la Regina Madre della Famiglia reale inglese, Marta Marzotto, passando per le parodie dei ruoli del teatro impegnato come Liuba de Il giardino dei ciliegi di Čechov o “Giulietta” di Shakespeare. La sua formazione le ha permesso di passare con facilità da ruoli leggeri a opere complesse come Giorni felici di Samuel Beckett e Una patatina nello zucchero di Alan Bennett.

Nel 1982 esordisce su Rai2 con il programma Helzapoppin’ insieme a Tullio Solenghi e Massimo Lopez. Nasce così il “Trio”, un sodalizio artistico che diventa per loro una famiglia e, per gli italiani, la certezza di una comicità intelligente, colta, leggera e irriverente. Fino al 1994, insieme rivoluzionano il modo di fare commedia a teatro e in televisione. Usano il linguaggio proprio per smontarlo, ribaltando in grottesco il tragico e in comico l’assurdo. Con il loro sguardo, la vita dell’Italia di fine Novecento diventa carattere: i cliché delle visite di lutto, i dialoghi da un balcone all’altro, le telenovelas spagnole, i telegiornali, Sanremo.

Tutto diventava oggetto di scena sul palcoscenico del Trio, in un periodo in cui la televisione rideva di sé stessa con coraggio. Per aver interpretato in uno sketch la madre di Ruhollah Khomeyni, Grande Ayatollah dell’Iran dal 1979 al 1989, nel programma Fantastico 7 condotto da Pippo Baudo nel 1986, il Trio diventa noto in tutto il mondo, causando un incidente diplomatico tra l’Italia e l’Iran.

Intere generazioni studiando a scuola I Promessi Sposi hanno immaginato il romanzo come la loro storica versione a puntate, in cui Marchesini passava da Perpetua a Lucia Mondella, fino alla “Bella Figueira”, alla Madre Badessa e alla “Monaca di Ponza”. Una rilettura del testo manzoniano condita con tutti i generi teatrali, dalle imitazioni alla parodia, esplorando ogni volta un campo nuovo della comicità. Ad ogni personaggio era associato un timbro vocale e un dialetto diverso, spesso l’orvietano, una caricatura continua anche tramite il doppiaggio, – un esempio i Bravi di don Rodrigo interpretati da Solenghi e Lopez con l’imitazione di Stanlio e Ollio.

Il genio trascinante di Anna Marchesini era il vero motore del Trio: con loro progettava spettacoli e sketch curando una regia mai scontata, con la sfrontatezza di mettere in ridicolo persino i potenti della politica internazionale. Pippo Baudo fu il loro mecenate negli anni del successo, portandoli alla consacrazione da Fantastico a ben tre edizioni di Sanremo (’86,’87, ’89), fino a Domenica In. Il Trio si scioglie, ma il legame resta, portandoli a ricongiungersi in TV nel 2008 con Non esiste più la mezza stagione, per celebrare 25 anni della loro storia artistica.

Devota al teatro sopra ogni cosa, prima ancora che alla televisione, Anna ha recitato fino all’ultimo respiro, esibendosi al Piccolo Teatro di Milano che considerava la sua “casa delle vacanze”, di cui diceva di sentire la mancanza persino dell’odore.

Mille volti una sola attrice: Anna Marchesini ha fatto del suo talento una metamorfosi continua per abitare dentro ogni personaggio, uscendone stravolta, cambiata e rinnovata. Imitatrice e attenta osservatrice dei vizi linguistici e delle fragilità della gente comune, sapeva trasformare i suoi ricordi d’infanzia in pezzi di teatro. Il terrazzino dei gerani timidi (Rizzoli, 2011), Moscerine (2012), Dì mercoledì (Rizzoli, 2013) ed È arrivato l’arrotino (Rizzoli, 2016 postumo) sono i titoli dei romanzi che ha regalato al pubblico, scritti per continuare a far volare la sua fantasia anche nel dolore della malattia.

«Ti garantisco che sono così interessata, appiccicata, morbosamente ghiotta e obesa di vita. Sono così interessata alla vita che di essa mi interessa pure la morte, che di essa è la fine», aveva detto al conduttore di Che tempo che fa Fabio Fazio nel 2013.

Oggi i social si riempiono di foto e commenti per ricordarla. Tullio Solenghi scrive su Instagram: «10 anni oggi…Per me non sono passati, per quanto ti sento ancora qui presente, viva, essenziale».

Curiosità per la vita e per i suoi protagonisti, con l’occhio esterno di chi guarda dall’obiettivo per rubare i colori e le sfumature più tenui dell’animo umano. Anna Marchesini ha indagato l’anatomia psicologica delle persone, ha guardato il mondo degli altri dalla finestra di casa sua per poi saltare dentro la realtà, riportandola al suo pubblico che ancora a dieci anni di distanza l’applaude, la riscopre, la ama.

Ludovico Falzone

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