Bompensiere, il Consiglio comunale all’unanimità revoca la cittadinanza onoraria a Mussolini

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Approvata all’unanimità dal Consiglio Comunale di Bompensiere la delibera di revoca della cittadinanza onoraria a Benito Mussolini

Si è svolta oggi 10 febbraio 2026 la seduta del Consiglio comunale di Bompensiere che poneva all’ordine del giorno la revoca della cittadinanza onoraria a Mussolini di cui alla delibera n. 66 del 16 maggio 1924.

Per la revoca della cittadinanza onoraria a Mussolini si è evidenziato che nel 1924 diversi comuni sono stati coartati al riconoscimento di questa onorificenza senza un’obiettiva motivazione. Gli avvenimenti successivi, compreso l’assassinio di Giacomo Matteotti avvenuto poco meno di un mese dopo il 10 giugno 1924 e tutti gli altri esini nefasti per l’Italia n hannop fatto sì che tale riconoscimento non aveva più senso. Tra l’altro, dalla lettura della stessa delibera del 1924 è piena di spropositata enfasi “Il grande nocchiero, il valoroso e baldo salvatore della nostra Italia, che la trasse dal precipizio in cui incamminavasi e che ha saputo sistemare le finanze dello Stato, sistemare tutti i servizi pubblici e rendere la nostra Nazione rispettata e temuta all’estero, avrà sempre in tutti i cittadini che amano la propria Patria un perenne culto, una viva riconoscenza;

egli ha dimostrato di conoscere i bisogni morali e materiali di quest’Isola generosa che mai ebbe oscuramento di civiltà, mai imbestialimento collettivo e che fu sempre considerata la grande riserva, che sarebbe fatalmente fallita se l’Italia avesse veramente raggiunto l’orlo estremo dell’abisso; ritenuto che egli merita tutta la fiducia della nostra popolazione con votazione unanime conferisce la cittadinanza onoraria”.

La figura di Benito Mussolini è diventata successivamente oggetto di un generale e condiviso giudizio negativo in quanto egli impose provvedimenti, leggi ed azioni soppressivi delle libertà civili, politiche e sociali ed agevolò, dopo la promulgazione delle leggi razziali, l’immediata deportazione degli ebrei presenti in Italia.

Il presidente Saia, considerato che dopo la pubblicazione della convocazione è stato oggetto di critiche, ha reso una dichiarazione, anche per smorzare qualche strano comune sentire.

Con la prima lo si accusava di voler cambiare la storia e con la seconda che si stava trattando argomenti che “non interessa i cittadini i cittadini di Bompensiere”.

Il presidente ha ribadito che non si sta affatto “cambiando la storia”. La Storia resta immutata negli atti e nelle azioni consequenziali, per come e quanto raccontato/documentato dagli storici. La storia può essere oggetto di opinioni a confronto, di interpretazioni, ma non si può cambiare.

È, invece, importante oggi ristabilire principi e simboli nel rispetto di valori in senso lato come quelli di democrazia e giustizia sociale.

Ha poi ribadito:

«Sul “cosa può interessare ai cittadini” mi preme riportare il punto 2 dell’art. 2 del Regolamento per il conferimento della cittadinanza onoraria, che abbiamo approvato con la delibera n. 35 del 14/10/2021 e che prevede: “Tale istituto (la cittadinanza onoraria) costituisce un riconoscimento onorifico per chi, non essendo iscritto nell’anagrafe del Comune, si sia distinto particolarmente nel campo delle scienze, delle lettere, delle arti, dell’industria, del lavoro, della scuola, dello sport, con iniziative di carattere sociale, assistenziale e filantropico o in opere, imprese, realizzazioni, prestazioni in favore degli abitanti di Bompensiere o in azioni di alto valore a vantaggio della Nazione o dell’umanità intera”.

Non mi pare che il signor Benito Mussolini, oggi, risponda a questi requisiti.

Altro aspetto che voglio attenzionare è, ahimé, un comune sentire che “circola” in questo nostro paese: “siamo pochi”. A volte anche coniugato con il sottinteso d’essere anche “coltivatori di ignoranza”.

A costoro rispondo evangelicamente con Matteo (capitolo 18, versetto 20) che riporta le parole di Gesù: “Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro”. E potrei, eufemisticamente, dire che siamo… “picca ma buni”?

E credo, anche di doverlo a mio padre. E non solo!

Mio padre che ha dato trenta mesi di vita militare (tra il 1930 ed il 1932) e 9 anni della sua vita “in guerra” (dal 1937 al 1946) al “regime” di quel signore. Per una campagna di conquista dell’Africa orientale fino al 1939 e poi coinvolto nella stessa Africa Orientale in una guerra assurda. In quello che fu il secondo conflitto mondiale.

Ma lo devo anche a diversi nostri concittadini come mio padre i quali, appartenenti alle cosiddette classi di nascita del 1910 e del 1911, hanno subìto la stessa sorte, anche in fronti diversi come ad esempio quello della Russia. E “a noi cosa interessava la Russia o l’Africa”?

La storia di mio padre sta nel suo foglio matricolare militare. Riporto testualmente: mobilitato il 1° settembre 1937 per A.O.I. (Africa Orientale Italiana), “entrato” in “stato di guerra” l’11 giugno 1940, prigioniero il 6 luglio 1941, rientrato dalla prigionia al centro reduci di Napoli il 4 ottobre 1946 e ricollocato in congedo illimitato il 5 dicembre 1946.

Finalmente poté rientrare a casa. Ove aveva perso tutto. Di quella che era stata la sua piccola azienda agricola.

Ma lo devo anche ai tanti sottoscrittori (anche con firme con segni di croce, non tutti sapevano leggere e scrivere) di “pizzini”, i cui originali trovati nei cassetti di questo Municipio negli anni ’80 del secolo scorso. Si trattava di suppliche inoltrate a Mussolini nell’illusoria ricerca un sussidio o un aiuto, descrivendo, in poche parole, il proprio stato di indigenza. Peccato non averli conservati.

Lo dobbiamo anche alle vittime delle “leggi per la difesa della razza”, come titolava il “Corriere della Sera” dell’11 novembre 1938 – Anno XVII E.F., inopinatamente approvate, e che prevedevano la “proibizione dei matrimoni misti, la definizione di ebreo, le discriminazioni e l’annotazione allo Stato Civile, l’esclusione dagli impieghi statali, parastatali e di interesse pubblico, le norme concernenti le scuole elementari e medie degli insegnanti” e che hanno portato alle violenze non solo contro gli ebrei, ma anche contro altri cittadini considerati “minori”!

Lo dobbiamo alla voglia di vivere il presente, e a quel che ci resta del futuro.

Nei princìpi della nostra Costituzione, che prevede all’art. 3: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”!

Per cui vi chiedo di approvare quest’atto!»

Nel dibattito che ne è seguito si è registrato un incipiente intervento del Sindaco Salvatore Virciglio a sostegno della proposta, che ha rimarcato come traspare dall’atto stesso una coercizione a riconoscere cittadino onorario il Mussolini. Anche di diversi consiglieri (Angela Calamera e Raimonda Falletta) che hanno ribadito lo stesso concetto, tutti convergenti verso l’approvazione della revoca della cittadinanza onoraria.

L’Atto è stato approvato all’unanimità

Nella stessa seduta sono stati approvati altri due ordini del giorno appelli:

Atto di solidarietà al Comune di Niscemi per l’emergenza a seguito degli eventi calamitosi verificatesi dal 16 al 25 gennaio 2026. Appello alle Autorità competenti affinché adottino con celerità gli atti necessari per il superamento di ogni disagio nell’immediato, nonché per i ristori e per il rapido ritorno alla normalità.

Con la stessa si impegna il Sindaco a ad inviare l’atto:

  • Al Sindaco di Niscemi e, tramite lui, a tutti i suoi cittadini;
  • Al Presidente del Consiglio dei Ministri
  • Al Presidente della Regione Siciliana
  • Alla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della Protezione Civile
  • Alla Presidenza della Regione Siciliana – Dipartimento Regionale della Protezione Civile

Revisione della disciplina sull’origine doganale dei prodotti agricoli e alimentari con la quale si impegna il Sindaco affinché:

– si attivi nei confronti dell’ANCI (Associazione Nazionale dei Comuni) – perché si faccia promotrice di tutte le azioni necessarie presso le competenti sedi istituzionali eurounitarie, anche tramite il Comitato europeo delle Regioni, affinché sia avviata la procedura di modifica della disciplina sull’origine del codice doganale e, in particolare, attraverso la revisione dell’articolo 60 del regolamento (UE) n. 952/2013, finalizzata all’esclusione dei prodotti agricoli e alimentari dall’ambito di applicazione della stessa e conseguentemente al fine di prevedere quale esclusivo criterio di individuazione dell’origine dei prodotti in parola l’indicazione del luogo di provenienza di cui al regolamento (UE) n. 1169/2011 per garantire la trasparenza e la corretta informazione ai consumatori;

–  intraprenda, anche tramite ANCI, le opportune interlocuzioni con i parlamentari europei eletti nella circoscrizione elettorale di pertinenza del Comune affinché gli stessi siano resi edotti dell’iniziativa di cui alla presente deliberazione sensibilizzandoli circa l’importanza della modifica della disciplina sull’origine doganale nel senso sopra riportato;

– solleciti il Presidente della Regione affinché si attivi nell’ambito della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome con il medesimo obiettivo di cui ai precedenti punti.

Bompensiere, 10 febbraio 2026

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