Cinquant’anni dopo: la classe dei periti minerari del 1976 si ritrova per festeggiare una vita intera

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Dopo cinquant’anni esatti, la 5a A dei periti minerari del 1976 si è ritrovata in un ristorante della zona per celebrare non solo un anniversario ma una storia che ha avuto il sapore della memoria.
Un incontro atteso, carico di emozione, che ha riportato attorno allo stesso tavolo uomini che, mezzo secolo fa, erano ragazzi con la testa piena di formule e la vita ancora tutta da scrivere.
È bastato un brindisi per far riaffiorare mezzo secolo di vita.

Nel lontano 1976 quei ragazzi poco meno che ventenni affrontavano gli esami di maturità con tavole di topografia nello zaino, con la testa piena di formule, sogni non ancora definiti e le tasche colme di speranze.
L’idea di diventare periti minerari sembrava il primo grande traguardo. Nessuno immaginava che quel diploma sarebbe stato solo il primo passo di un percorso ben più ampio, fatto di lavoro, famiglia, sacrifici, gioie e inevitabili perdite.
Erano giovani “in erba”, pronti a scavare miniere… e invece hanno scavato vite: le proprie, quelle delle loro famiglie, quelle delle persone incontrate lungo il cammino.
Oggi sono uomini che hanno camminato a lungo, attraversando gioie e fatiche, costruendo famiglie, crescendo figli e nipoti, affrontando traguardi e perdite che hanno lasciato segni profondi.
Due compagni di banco, Nicola e Angelo, non sono più qui, ma la loro presenza continua a vivere nella memoria collettiva del gruppo.

Ritrovarsi dopo mezzo secolo è un piccolo miracolo. Guardandosi negli occhi, i compagni del ’76 si scoprono “miracolosamente interi”, anche se con qualche ruga in più, qualche acciacco, un passo più lento e una saggezza che allora non immaginavano di poter conquistare.
Essere ancora insieme è una vittoria contro il tempo, contro le distanze, contro le vicende della vita che li hanno portati lontano e poi, inevitabilmente, riportati vicini.

Il ricordo corre anche al 2016, quando la classe si era già riunita come se il tempo avesse fatto solo una pausa. In quell’occasione riaffiorarono aneddoti, episodi, storielle che dipingevano un ritratto affettuoso e ironico di ciascuno.
Erano gli anni dei nomignoli, delle goliardie, delle interrogazioni temute, dei suggerimenti sussurrati dai banchi, delle risate che salvavano la giornata.
Durante la cena, è stato spontaneo ripercorrere i profili dei compagni, ognuno con la propria caratteristica distintiva. Era come riaprire un vecchio registro di classe, dove ogni nome porta con sé un ricordo preciso.

Totò Guarino, il più simpatico, re delle burle, capace di inventarsi una marachella al giorno.
Peppe D’Alma, atletico e scattante, sembrava avere un motore nascosto nelle gambe.
Fabrizio Piazza, il punto di riferimento, il “nonno” che non era nonno, aveva fatto il militare, ma dispensava consigli saggi.
Totò Falzone, impassibile come una statua greca, ma con una sfrontatezza che lo rendeva unico.
Gerlando Puma e Antonino Galante, la coppia “falce e martello”, sempre pronti a rivoluzionare idee e discussioni.
Tony Sardo, impeccabile, elegante anche appena sveglio.
Benedetto Buscemi, già maturo quando gli altri erano ancora acerbi.
Michele Saporito, flemmatico e imperturbabile come un monaco zen.
Guglielmo Pacetto, scaltro ma timido, un equilibrio raro.
Peppuccio Mulè, la gentilezza fatta persona.
Ignazio Siracusa, rivoluzionario dal cuore grande, capace di infiammare una discussione e spegnerla con un sorriso.
Chi scrive è Michele Burgio (l’autore di questo articolo). Ai vecchi compagni di banco il compito di dire qualcosa su di lui.
Da parte sua sa di essersi trovato bene: “La scuola ci ha fatto incontrare, ci ha fatto compagni, ma la vita ci ha reso amici.”
“Da ognuno di loro ha imparato qualcosa, ma tutti insieme hanno imparato qualcosa: a ridere, a condividere, a non avere paura delle interrogazioni, a gioire dei buoni voti, a sopravvivere ai compiti di topografia, costruzioni, matematica, arte mineraria, geologia… e persino ai suggerimenti che arrivavano dai banchi.”

Particolarmente toccante il ricordo dei due assenti che restano presenti: Nicola Vitale e Angelo Giarratana.
Sarebbero stati a festeggiare l’evento. Avrebbero avuto anche loro, settant’anni di vita vissuta, tra gioie e dolori, come il resto del gruppo
Due amici veri, che avrebbero fatto casino, avrebbero riso e scherzato. Ma il destino non ha voluto che ci rincontrassimo.
Nicola era certo il più bravo della classe. Non il classico secchione, sgobbone e stakanovista, ma un ragazzo capace di coniare il giusto apprendimento ai piaceri dell’amicizia, del divertimento, degli affetti.
E oltre a essere bravo era soprattutto generoso: ti spiegava un passaggio difficile senza farti sentire incapace, ti dava una mano senza farti pesare nulla.
Aveva quella calma che rassicurava tutti, anche nei giorni delle interrogazioni più temute.
Angelo era un esempio di rettitudine, accortezza, attenzione. Preciso e puntuale, era quello che ci metteva sempre in guardia dai pericoli.
Buono di cuore e altruista, aveva quella luce negli occhi che appartiene a chi sa studiare e vivere allo stesso tempo.
Era capace di imparare una formula e subito dopo ridere, scherzare, godersi la vita come solo i ragazzi sanno fare.
Il brindisi finale era anche per loro, perché se è vero che la vita ha diviso i destini, la memoria li riporta sempre allo stesso banco.
Il pensiero corre anche agli insegnanti che li hanno guidati e accompagnati fino agli esami.
Alcuni sono saliti in cielo: come la prof. Cacciatore, il dott. Fazia, la prof. Di Francesco, il prof. Stracci, la prof. Sferrazza l’ing. Saporito, il prof. Sorce, il prof. Ginevra, il prof. Lomonaco.
Altri sono scomparsi prematuramente, come l’ing. Frattallone, e l’ing. Riggi.
Altri sono tra noi: come il preside l’I.I.S.S. “Sebastiano Mottura” di Caltanissetta ing. Michele Raimondi, la prof. Iraggi, la prof. Taiana, e il prof. Di Maria.
Un mosaico di figure che hanno lasciato un’impronta indelebile e che sono ricordati con gratitudine.
La serata si è conclusa con la consapevolezza che il tempo non ha portato via nulla: ha solo aggiunto valore a ciò che il gruppo era allora.

Cinquant’anni dopo, la classe dei periti minerari del ’76 dimostra che alcune amicizie resistono alle stagioni della vita e continuano a brillare come una vena preziosa scavata nel cuore.

Caltanissetta 22 settembre 2026
Michele Burgio uno dei ragazzi della 5 A

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