“Finezza culturale e passione ecclesiale” a San Cataldo la mostra dedicata a mons. Cataldo Naro

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“Finezza culturale e passione ecclesiale” la mostra fotografica e documentaria dedicata a Mons. Cataldo Naro nel 20° anniversario della sua nascita al cielo, è stata inaugurata ieri a San Cataldo nella sede della Società Operaia “G. Rizzo“, presieduta da Cataldo Fascianella. A tagliare il nastro il giudice Giovanbattista Tona Consigliere di Cassazione.

Un allestimento curato e coinvolgente, curato da Rosario Prizzi, ha ricostruito la vicenda biografica ed ecclesiale dell’Arcivescovo di Monreale, storico della Chiesa e della società siciliana, intellettuale raffinato e profondo, in un percorso fotografico che ha documentato le fasi salienti della sua vita, e ina esposizione di opere d’arte pittoriche e scultoree a lui dedicate da numerosi artisti siciliani.

La sezione fotografica ripercorre l’intero arco biografico ed ecclesiale del presule sancataldese: gli anni dell’adolescenza e della formazione, il Seminario di Caltanissetta, l’intensa attività di storico, teologo ed esegeta, l’elezione ad Arcivescovo di Monreale, fino alle immagini commoventi della veglia funebre, del trasporto in Duomo e delle esequie.

Una vetrina documentaria espone i segni liturgici dell’Arcivescovo, il pastorale di legno intarsiato, la mitra, la croce pettorale, esposti davanti ad una gigantografia del Cristo Pantocratore di Monreale, in una teca che poggia su una pila ordinata dei volumi dei scuoi scritti, a porre la conoscenza come il fondamento della sua autorità spirituale.

La parte iconologica della mostra include opere che hanno ritratto o reinterpretato la figura di mons. Naro di Calogero Barba, Gaetano Porcasi, Michele Ruvolo, Salvo Catania Zingali, Martino Passanisi, la riproduzione de L’ultima cena del pittore gelese Antonio Occhipinti, che si è raffigurato nel ruolo di Giuda, mentre mons. Naro è rappresentato come Giovanni, il discepolo amato dal Signore. Opere scultoree come il busto di Rosario Gullo, un tondo di Antonella Pomara e un altorilievo di Giovanni Tabone, tutti in bronzo.

Un grande pannello raffigura poi Mons. Naro insieme agli altri quattro Vescovi espressi da San Cataldo dal XVIII al XX secolo: Pietro Galletti (1664-1757), Luigi Giamporcaro (1787-1859), Alberto Vassallo (1865-1959) e Luigi Cammarata (1885-1950), elaborati come i tondi papali a mosaico della basilica romana di San Paolo fuori le mura.

Le foto e le gigantografie sono di Santo Eduardo Miceli, Salvatore Pirrera e Salvatore Riggi.

“La mostra nasce nel segno di una memoria che non è soltanto pubblica – dichiara il curatore Rosario Prizzi – ma anche profondamente personale. Per me, che di Aldo sono stato compagno di banco sin dalle scuole elementari e poi compagno di studi al Ginnasio, questa mostra è un atto di fedeltà alla memoria di un amico, di un sacerdote, di un vescovo che ha vissuto la Chiesa con intelligenza, con passione e con una rara finezza spirituale. E’ stato anche un atto di responsabilità verso la sua eredità culturale, teologica ed ecclesiale, che continua a parlare con forza e limpidezza.

Ma questa mostra è anche un atto di restituzione. Restituisce alla comunità di San Cataldo la memoria di un figlio che ha saputo coniugare cultura e spiritualità con rara armonia. Restituisce alla Chiesa siciliana la figura di un pastore colto, appassionato e libero. Restituisce a me, e a quanti lo hanno conosciuto, la possibilità di rivedere Aldo nella verità dei suoi gesti, dei suoi simboli, della sua testimonianza”.

nell’immagine di copertina ritratto di mons. Naro, Calogero Barba olio su tela

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