dal Coordinamento Palestina Libera di Caltanissetta riceviamo e pubblichiamo:
Moussa e Ousmane, due vite come tante altre che in Italia invece di trovare la gioia di vivere
hanno trovata la morte nei Centri Per i Rimpatri.(CPR).
Vite spezzate da uno Stato che non li accoglie, ma li respinge, richiudendoli fino a 18 mesi in spazi
di pochi metri quadrati, in una sorta di limbo disumanizzante.
“Moussa era un ragazzo molto socievole e generoso.Ousmane odiava le ingiustizie e non sapeva
mentire.Le loro famiglie erano tutto per loro, in particolare le madri (… ) donne che ancora oggi
soffrono e non comprendono come si possa morire senza aver commesso alcun reato, dentro una
prigione per innocenti”.
Nell’incontro con Luca Rondi, coautore del libro inchiesta GORGO CPR, parleremo delle
condizioni in cui vengono trattenuti gli immigrati attraverso testimonianze che ne rivelano la
sofferenza “silenziata dall’uso massiccio di psicofarmaci”.
I CPR italiani, nati nel 1998 come CPT (Legge Turco-Napolitano), si sono evoluti in CIE nel 2002
(Bossi-Fini) e infine nell’attuale denominazione nel 2017 (Minniti-Orlando).
Sono strutture di detenzione amministrativa per stranieri irregolari in attesa di espulsione,
che lo stato affida alla gestione di soggetti privati.
In tutto sono dieci in Italia di cui 2 in Sicilia: a Trapani e a Caltanissetta
Il modello CPR istituito in Italia esportato anche in Albania, è uno strumento di repressione
violento che annulla le vite delle persone mortificandole nella loro dignità.
L’iniziativa avrà luogo lunedì 2 marzo 2026, alle ore 18, presso l’Associazione VIVARTE, Corso Vittorio
Emanuele, 53, Caltanissetta.

