Amici, camerati, compagni? Dove erano finiti? Lui vedeva tanti ego, messi lì per la ordinaria gestione dei casi della vita. E ricordava quella volta che aveva pianto vedendo un film su Enrico Berlinguer a Montedoro. Poi leggeva anche i discorsi di Moro, Nenni e Pertini. Anche quelli di Almirante. Amici, camerati e compagni? Dove erano finiti? Lui vedeva tanti ego sparsi tra la folla. Neanche presenze umane lui notava. Di umano non vi era rimasto nulla.
Avanzava il terzo millennio sotto i colpi falcidianti della memoria azzerata, incuria del tempo si sarebbe detto. Briciole di memoria dissolte, polvere inconsapevole di un tempo andato, svilito, consunto, sprecato. Era l’anno zero di un tempo finito, era il ricordo che non possedeva ricordi, sembianze di fantasmi evaporati, nebbie dissolte. Un vento di primavera tutto spazzava.
La morte avanzava e distruggeva i resti delle storie vissute, al netto degli eventi. Una storia, tante storie, svuotate e ottuse, pernacchie del secolo scorso, il secolo tramontato e morto. Dove erano finiti i camerati, i compagni e gli amici del secolo scorso? Dispersi e falcidiati dal tempo della Storia. Un tempo che non inganna e fa i suoi morti come in una guerra che sembrava infinita.
Si placa il tormento dei vivi e dei morti. Come “un naufragar me dolce in questo mare”, a sud del mondo. In quell’immenso blu del Mediterraneo che diede i natali ai giganti della letteratura, presenze spirituali di tutte le storie che narrano le libertà dalla schiavitù.
In quel mare di vita e di morte che ci ricorda il passaggio di uomini, di donne, di bambini, di interi popoli. Neanche un saluto, neanche una preghiera. Un velo pietoso sulle bare delle vite negate. Il segno umano del nostro dolore. Amen.
Nessuno era rimasto e non aveva più stimoli vitali. Avrebbe voluto riprendere i contatti, le vecchie amicizie, le relazioni di un tempo. Ma non era possibile. Qualcosa si era consumato ed era tutto consunto. Nessuna traccia delle presenze passate. Il tempo aveva inghiottito i resti della Storia.
Adesso, guardava avanti! Nuovi giorni, nuovi soli. Nessuno da compiangere, nessuno da ricordare. Brillava il sole dell’avvenire, certo che non sarebbe mai scomparso.
Adesso, lo sguardo attonito, sorpreso, incredulo di una Storia conclusa.
da “Racconti apolidi” di Tonino Calà



