La storia torna a camminare per le strade. Accade ogni Mercoledì Santo, quando la Real Maestranza – una delle manifestazioni più antiche e identitarie della Settimana Santa nissena – prende forma tra le vie della città, tra il suono delle bande e il passo composto delle antiche categorie artigiane.
Si è appena conclusa anche quest’anno la solenne uscita del corteo. Un rito che affonda le sue radici nei secoli: 500 anni di storia, Maestranza fino al 1805, divenuta Real Maestranza dal 1806, quando il re Ferdinando, assistendo alla sfilata degli artigiani nisseni, ne rimase incantato concedendo loro il titolo che ancora oggi accompagna questa tradizione.
Tutto è andato secondo l’ordine previsto. Il cielo, dopo giorni incerti, è stato clemente e una folla numerosa ha accompagnato il corteo.
Le categorie tutte composte si sono radunate nella piazzetta Tripisciano, luogo di attesa. Da lì il corteo ha preso forma scendendo verso il quartiere Angeli per prelevare il Capitano. È stato uno dei momenti più suggestivi: il Capitano Giuseppe Truscelli, della categoria dei muratori, è stato scortato dalla Maestranza e dalle cariche capitanali fino al Palazzo del Comune.
Accanto al Capitano hanno camminato le cariche capitanali 2026:
Scudiero: Salvatore Bellomo
Alfiere Maggiore: Angelo Pesce
Portabandiera storico: Salvatore Fiore
Portabandiera: Salvatore Vancheri
Alabardiere: Giuseppe Garzia.
Davanti al Municipio si è compiuto uno dei gesti più solenni: la consegna delle chiavi della città. Da quel momento, simbolicamente, Caltanissetta affida la propria custodia alla Real Maestranza.
Ha così preso avvio la processione penitenziale dal portone della biblioteca, con in testa il capitano e il crocifisso. Poi, quasi come una luce, è arrivato il momento della gioia: dalla Cattedrale è uscito il Santissimo Sacramento, e il corteo si è trasformato in un cammino luminoso che ha attraversato il centro storico con tutti i simboli bianchi e le bandiere a festa.
Ma il miracolo più grande, forse, non è stato soltanto quello della tradizione che continua a vivere.
È accaduto qualcosa di più semplice e profondamente umano.
Proprio oggi, in maniera del tutto casuale, uno dei ragazzi detenuti nel carcere minorile ha lasciato l’istituto penale per iniziare a scontare la sua pena in una comunità. Il suo primo giorno fuori dal carcere ha coinciso proprio con la giornata della Real Maestranza.
È uno dei lati più belli di questa antica istituzione: l’inclusione.
Tra le file della Maestranza, infatti, trovano spazio bambini, giovani, ragazzi con disabilità, ma anche giovani che stanno provando a ricominciare la propria vita, a ricordo di quanto accadeva nel passato, quando il Capitano liberava un detenuto. Ragazzi che, uscendo dal carcere o vivendo situazioni difficili, possono ritrovarsi dentro la società proprio in questo antico rito che appartiene a tutti.
Ed è forse questo il senso più profondo della Real Maestranza: non soltanto memoria e tradizione, ma una comunità che accoglie.
Così, tra il rumore dei tamburi, la storia e le vite nuove che ricominciano, anche quest’anno la Real Maestranza ha compiuto il suo piccolo grande miracolo: tenere insieme una città e ricordarle che nessuno deve restare indietro.

