Il prof. Francesco Pira: “Le challenge che spingono i bambini a nascondersi nei negozi , una forma di abbandono digitale”. Il video

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Il prof. Francesco Pira: “Le challenge che spingono i bambini a nascondersi nei negozi , una forma di abbandono digitale”

Il sociologo dell’Università di Messina impegnato da anni contro le devianze e le violenze anche sul web: “Chi le produce e chi le lascia circolare sui social si assume una responsabilità grave, la vicenda di San Cataldo deve farci riflettere”

La vicenda di San Cataldo, con due bambine infraquattordicenni che hanno passato la notte nascoste in un esercizio commerciale per emulare una challenge vista su YouTube e sui canali social di noti influencer, è la prova più chiara di quanto stia accadendo al nostro modello educativo. E la cosa più inquietante è che questa storia non ha né un colpevole né un reato: è il vuoto, ed è quello il punto”, afferma il professor Francesco Pira, Associato di Sociologia dei processi culturali e comunicativi presso l’Università degli Studi di Messina, impegnato da anni contro le violenze sul web.

La ricostruzione della Procura di Caltanissetta va studiata e analizzata: due bambine hanno deciso di emulare, all’insaputa del padre, una “sfida” che avevano visto ripetuta milioni di volte sui loro schermi. Non c’è un adulto che le abbia adescate, non c’è un terzo coinvolto. C’è qualcosa di più profondo-  continua il professor Pira – e di più pericoloso: un immaginario costruito altrove, pensato per generare visualizzazioni, che è entrato nella loro testa e ha dettato il loro comportamento. Quando un contenuto digitale diventa più autorevole di un genitore, di un insegnante, di un adulto presente, allora abbiamo smesso di parlare di tecnologia e dobbiamo cominciare a parlare di educazione. La mia condanna non ammette giustificazioni. Le challenge che circolano ancora oggi spingono ragazzini e bambini a compiere azioni rischiose o lesive pur di ottenere approvazione, visualizzazioni e un senso di appartenenza alla community. Sono dispositivi di cattura dell’attenzione che trattano i minori come pubblico da monetizzare. Chi le produce, chi le amplifica con milioni di visioni e chi, con i propri canali,  le lascia circolare senza filtri si assume una responsabilità morale e civile. Quello che vediamo è sfruttamento dell’immaturità”.

Il professor Pira non risparmia nemmeno il mondo adulto. Serve una riflessione dura sul fatto che una bambina di meno di quattordici anni avesse accesso libero e reiterato a contenuti di questo tipo e che nessuno se ne sia accorto. Il differimento dell’età di accesso ai media, l’incremento della sicurezza da parte dei fornitori di servizi e l’adozione di strumenti di verifica dell’età, tutte misure che la stessa Procura indica, sono necessari, ma da soli non bastano: nessun filtro sostituisce una famiglia che guarda, ascolta e accompagna. Quello che è mancato a San Cataldo è una presenza. I nostri ragazzi non sono dipendenti dagli schermi, sono soli davanti agli schermi, e in quella solitudine trovano modelli che non hanno nessun interesse a proteggerli», conclude Pira ha scritto diversi saggi sul rapporto tra bambini, adolescenti e nuove tecnologie e su educazione e nuovi media.

La scuola e la famiglia devono tornare a fare insieme il lavoro più importante che esiste: educare alla cittadinanza digitale consapevole, insegnare che il consenso non è un like e che non si esiste solo se qualcuno ci guarda.  Serve un patto educativo vero tra genitori, docenti e istituzioni, con percorsi come le “Scuole per Genitori” e la media education obbligatoria in ogni ciclo scolastico. Se non lo facciamo, la prossima volta non finirà con due bambine ritrovate al mattino in un negozio: finirà molto peggio, e ce ne ricorderemo tutti”.

Francesco Pira, studioso, saggista, giornalista e formatore in centinaia di istituti italiani svolge attività di ricerca in Italia e all’estero su questi temi Da anni si occupa di media education, violenza giovanile e responsabilità comunicativa, svolgendo attività di formazione rivolte a studenti, docenti e famiglie.

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