“Il Tempo Sospeso”

Lillo Ariosto
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Caltanissetta, lontana dal mare, borgo assopito, città inerme. Verità o luogo comune? E se si avesse il coraggio di rovesciare la prospettiva? Se invece di rincorrere miti e mete propagandati da chi insegue lo spopolamento, anche momentaneo, della domenica si (ri)scoprisse il piacere del “tempo sospeso” ?

Noi, “proustianamente”, siamo andati alla sua ricerca.

Una domenica a pranzo, in una casa di campagna nei dintorni della città che si vuole ciecamente, perduta, maltrattata, poco amata. Alla riscoperta di un rituale lento, familiare, anche se solo tra amici di una vita. Alla riconquista del piacere dimenticato o fatto dimenticare ad arte.

Una giornata che inizia con il tragitto tra le colline della campagna che fu di Conti e Marchesi. Un tempo i padroni del “tutto” della città. Tra distese di campi preparati per l’oro del grano a venire, listati da uliveti e muretti a secco. Si sale tra due ali di cipressi che richiamano le rotondità di più rinomati (a torto) poggi toscani. Un’entrata con un cancello che non c’è, perché così vuole la Padrona di Casa, che non desidera privarsi della ampia vista che raggiunge le alture che segnano il Vallone del nisseno.

Una frotta di cani meticci che accolgono scodinzolanti. Ecco l’antico casale con la terrazza segnata dai balaustri “a pera” di pietra calcarea locale. Facciamo ingresso nella stanza del forno, ancora collocato “infacci a porta” (di fronte la porta) come vuole la tradizione contadina, perché è prudente vedere “cù veni”.

Ammiriamo le geometrie complesse di arabeschi e ricchi motivi floreali delle piastrelle dei pavimenti delle stanze. Alcune sono accostate “a specchio”, a formare un unico grande motivo centrale.

I baci e gli abbracci precedono l’ingresso sulla vecchia aia dove campeggia un tavolo trionfante di antiche porcellane e pesante posateria “Sterling”. Brocca di vetro per il vino ed eleganti Caraffe in vetro per l’acqua. Nessuna concessione al packaging moderno. Alberi d’ombra e di frutta fanno da naturale riparo dal sole e dal vento. Nessun gazebo o dehors.

Fanno ingresso gli antipasti. Tra gli altri, spicca il delizioso tortino di broccolo verde.

Il primo è il trionfo della pasta con la glassa e il capretto, uno dei più celebri capolavori della cucina tradizionale siciliana. La “glassa”, la crema densa e vellutata regalata dalle patate date in cottura lenta con la carne del capretto avvolge la pasta in modo uniforme. Segue il capretto “agglassato”. Il piatto delle grandi occasioni. Il sapore delicato rilascia i suoi umori finemente intensi ed aromatici. La conversazione scorre tra le ultime notizie di cronaca politica e l’ingenuo gossip locale. Si mischiano battute spiritose, prese in giro, motti e gesti comici di stampo scherzoso e ironico. E’ il momento del dolce.

La Padrona di Casa dona un altro segno della sua mano, portando a tavola la novità della giornata. Un vassoio di seadas da lei stessa fatte in casa. Il dolce tradizionale sardo a base di pasta di semola e formaggio. Viene servito caldo con una colata di miele siciliano. Si rivelano deliziose. Precedono la più tradizionale torta di ricotta al forno. Ci si accompagna adesso con un liquore siciliano e con il caffè amaro servito con calma.

Ci si sposta all’aperto. Fra alte palme risparmiate dal ”flagello rosso”, i pini marini, gli alberi di melograno e la distesa di ulivi saraceni. Si conversa, ci si apre, ci si racconta, forse tra le parole ci si confessa. Il pomeriggio scorre senza fretta. Si guardano le nuvole, si ammira il sole che procede a ponente. Ci si guarda negli occhi. Riflettiamo che si può essere felici o quanto meno sereni anche dalle nostre parti.

Al centro dell’Isola. Lontano dai clamori e i miraggi dell’Altrove. Alla ricerca del “Tempo Sospeso”.

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