La difficile pratica della democrazia: fascismo è violenza verso l’altro

Tonino Cala
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Ho poche certezze ma per la mia esperienza fatta in politica, con tutte le contraddizioni e gli errori commessi (che non tutti riconoscono), affermo che in democrazia, normalmente, dopo la battaglia politica elettorale e il conseguente esito positivo, chi vince e sale al potere diventa leader (guida) e non capo dell’intera comunità!

Chi amministra e governa lo fa per conto di tutti i cittadini e non solamente di una parte (fazione partitica o coalizione tra i partiti), perché nella seconda fattispecie prova un pregiudizio malevolo e di esclusione nei confronti dell’altro: chi la pensa diversamente e ha il diritto di critica perché paga tutte le tasse e possiede i diritti civili che gli riconosce la Costituzione italiana. In realtà, la riforma costituzionale della giustizia è un pretesto per volere tacitare l’opposizione e la libera espressione dei magistrati, dei giornalisti e dei cittadini indignati, e per potere mantenere il potere, dopo tanti anni passati all’opposizione ad urlare, la cosa più facile da fare. Dunque, una chiusura mentale e ideologica che desidera conservare il potere.

Il vero leader democratico include e collabora con l’avversario che non può essere visto come il “nemico”, come nelle esternazioni fuorvianti e antidemocratiche della Meloni, la quale considera quelli di sinistra dei nemici! Il capo esclude ed emargina. Un fatto questo molto grave! Io non mi sento una “zecca comunista” e non dico, come si diceva una volta, agli avversari di destra: “Fascisti carogne tornate nelle fogne!”.

Il leader di una comunità è aperto e dialogante, promuove le eccellenze e le persone meritevoli, al di là del loro orientamento politico. Lo so bene che è difficile la pratica della democrazia perché il sottoscritto, come altri, è stato escluso e marginalizzato dall’altra parte politica, cosa che sta facendo la premier Giorgia Meloni con quelli che non condividono il suo governo. Si potrebbe dire: tanti avversari, tanto onore, non provando alcun odio nei confronti di chi mi ha escluso e tenuto a distanza. Anzi, ringrazio i miei detrattori e gli avversari politici per avermi allontanato perché hanno fatto di me un uomo libero lontano dagli intralci di una mediocre relazione sociale, inautentica e di facciata.

Chi sa di amministrare una parte faziosa della comunità non può pretendere di essere riconosciuto dall’intera collettività. Mi sembra logico ed etico. Con buona pace per tutti! In realtà, in assenza della propria capacità di amministrare e di governare, il soggetto politico incapace crea il nemico virtuale, e non reale, sul quale scaricare l’odio e le colpe. Un vecchio trucco della politica. I nuovi non sono mai stati nuovi!

Molti si sono chiusi nel loro privato perché non esiste una vera socialità aperta e creativa, tollerante e senza pregiudizio. Non mi sento il nemico di nessuno ma continuo ad essere un “pericoloso comunista” per quelli che sono in malafede. Adesso, sono anche nemico della Meloni che non conosco personalmente. La gente è impazzita ed io non frequento i pazzi. Per follia intendo la violenza scagliata nei confronti degli altri per il solo fatto che la pensano diversamente da chi li accusa. Che tristezza infinita vivere in una comunità e in una nazione prive di vero dialogo e di fecondo confronto!

La nuda e cruda realtà. Qualcuno pubblicamente aveva affermato: “non un solo giovane da qui partirà!”. Incontro e rivedo su internet o per strada tantissimi miei ex alunni, giovani cresciuti. Ragazze e ragazzi splendidi, capaci e determinati. Molti di loro sono andati via in cerca di studio, di lavoro e di realizzazione personale. Spiace dirlo: hanno fatto bene. Qui, in terra di Sicilia, poche sono le opportunità di lavoro, i servizi pubblici sono inadeguati, le strutture pubbliche non funzionano per come dovrebbero funzionare. Non lo dico io! Sono gli stessi giovani, i miei ex alunni che me lo dicono: “Prufissù, qui da noi non c’è nulla, manca tutto: dal lavoro ai servizi amministrativi, dalla sanità pubblica al sano divertimento. Questo è un paese fatto per i vecchi!”.

Ho detto loro che non è così e che bisogna lottare per migliorare la realtà socioeconomica attuale e ritornare così nella loro splendida isola. Ho detto ai miei alunni che non bisogna arrendersi e che la loro terra, la nostra terra, merita tutto l’amore e l’ammirazione per un luogo fantastico che qualcuno ha definito, con metafora calzante, un “paradiso terrestre”.

Tonino Calà

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