“La donna che canta” film l’8 marzo a San Cataldo

Chiara Milazzo
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In occasione della Giornata Internazionale della Donna, l’Associazione Culturale Giuseppe Amico Medico proietterà “La donna che canta”, diretto dal regista canadese un film drammatico potente e necessario, capace di emozionare e scuotere nel profondo.

Un’opera intensa, che parla di coraggio, memoria e verità. Una storia che ferisce, ma illumina. Che sconvolge, ma insegna ad ascoltare. L’appuntamento è l’8 marzo, alle 17, all’Auditorium Gaetano Saporito di San Cataldo con ingresso gratuito, senza prenotazione, fino ad esaurimento posti.

La proposta del film nasce dal percorso di riflessione sul ruolo delle donne nella storia contemporanea, scegliendo il linguaggio del cinema come strumento di consapevolezza, che l’associazione porta avanti da qualche tempo. “Crediamo che il cinema non sia solo intrattenimento, ma un atto di responsabilità – spiegano gli organizzatori. Già lo scorso anno la scelta era ricaduta su una pellicola, “Francesca Cabrini”, dedicata alle donne che hanno cambiato il mondo attraverso la cura, l’impegno e la visione. Quest’anno, però, la volontà è quella di affrontare un’opera ancora più intensa e necessaria.

“La scelta dell’8 marzo non è casuale – si legge nel comunicato – Il mese dedicato alle donne diventa occasione per una riflessione più ampia sul coraggio femminile, sulla memoria e sulla capacità di resistenza. In un tempo in cui la storia continua a riproporre conflitti e fratture, il film invita lo spettatore a interrogarsi su quanto siamo realmente disposti ad ascoltare le voci delle donne. Perché ogni donna ha una voce. E ogni voce merita di essere ascoltata. E’ un grido che attraversa il tempo. Una voce di donna che non si spegne. Non una semplice proiezione cinematografica, ma un atto culturale e civile”.

La donna che canta”, ambientato in Libano, è un film che supera i confini geografici per parlare a tutte le società segnate dalla violenza e dalla memoria dei conflitti. Non è un film di guerra nel senso tradizionale, ma un racconto potente su ciò che accade quando la guerra si insinua nelle famiglie, nei corpi, nelle relazioni, e continua a vivere anche quando le armi tacciono. È la storia di una madre e dei suoi figli, di una ricerca della verità che attraversa il dolore, il silenzio e la memoria.

Il Libano raccontato nel film diventa così simbolo universale di tutte le terre in cui l’identità può trasformarsi in condanna e dove le nuove generazioni ereditano ferite che non hanno scelto. Il racconto dialoga idealmente con le grandi tragedie contemporanee e con ogni contesto in cui le donne non sono soltanto vittime, ma testimoni profonde e coraggiose della verità.

L’associazione, nell’invitare la cittadinanza, sottolinea come la visione del film rappresenti “un’esperienza emotiva intensa, che richiede attenzione, ascolto e coraggio. L’ingresso alla proiezione rappresenta un’opportunità per vivere il cinema come momento di comunità e di riflessione, nel segno di un impegno culturale che vuole contribuire a costruire maggiore consapevolezza e sensibilità. L’8 marzo, a San Cataldo, il cinema diventa così non solo racconto, ma testimonianza. E soprattutto, ascolto”

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