La Fessura

redazione
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di Edvige Presti

Ore 6:38. Come ogni mattina, da un po’ di tempo a questa parte, scruto il cielo in cerca di presagi, forse. Oggi l’alba è buia, densa, di un blu cupo; ma in basso, sul profilo dei monti e delle case, si apre una striscia luminosa di un rosso intenso. Sembra una fessura da cui poter guardare oltre. È proprio questa la parola che il cielo mi suggerisce oggi: “Fessura”.

La parte densa e scura del cielo è come una porta chiusa che non lascia intravedere nulla; ma ogni porta ha la sua fessura, ogni muro la sua crepa, ogni uomo la sua ferita che lascia entrare la luce. Guardare attraverso una fessura lascia sempre stupiti: permette di scorgere qualcosa di intimo, forse di “proibito”.

Penso alla mia visita a Roma, a quel famoso portone del Priorato dei Cavalieri di Malta sull’Aventino. Eravamo tutti in fila, ansiosi che arrivasse il nostro turno; finalmente salgo sul piccolo gradino e guardo attraverso il buco della serratura: uno spettacolo che mi lascia senza fiato, la cupola di San Pietro incorniciata dal verde. Una meraviglia vissuta con lo stupore di un bambino di fronte a qualcosa di inimmaginabile, un gioco nuovo che sorprende e incanta.

“Fessura” è anche una ferita: i due lembi che si schiudono lasciano intravedere ciò che di solito è coperto, protetto. Il rosso del sangue affiora quasi come il rosso del cielo di stamattina. La fessura è uno spiraglio dell’anima, una ferita che apparentemente rende fragili, ma che può rivelarsi un’apertura alla vita. L’alba che volge all’aurora la immagino come una ferita da cui entra la luce del giorno, la quale si oppone — o meglio, si alterna — al buoi della notte, continuando un ciclo vitale: buio-luce, giorno-notte, dolore-gioia, vita-morte.

La vita include tutto, e niente è così compatto da non permettere che vi si apra una crepa che la lasci scorgere. È ormai giorno, la fessura si è aperta e lascia vedere la meraviglia: il disco del sole caldo e rosso che si alza dai monti. De André avrebbe detto: “Dalle spalle della notte”. Che il cielo di oggi mi insegni a fiutare la vita da uno spiraglio.

foto di Edvige Presti

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