Alla fine sono uscite. Una dopo l’altra, come vuole la tradizione. Diciannove varicedde hanno attraversato la città in una processione che ha saputo trasformare l’incertezza del cielo in una notte di festa e devozione popolare.
Negli ultimi giorni molte di loro erano state prudenzialmente trasferite all’interno della Cattedrale, al riparo dall’eventualmente maltempo che aveva fatto temere per lo svolgimento della processione. Ma nel pomeriggio, approfittando di un cielo sempre più chiaro, i piccoli gruppi sacri hanno lasciato la chiesa madre per tornare tra la gente.
Le varicedde si sono così disposte lungo i corsi principali della città per poter fare il loro ingresso in piazza, come da tradizione, una alla volta, accompagnate ciascuna dalla propria banda musicale. Un rito che si ripete da decenni e che ogni anno rinnova l’emozione di fedeli e curiosi.
Uno dei momenti più intensi si è vissuto nel tardo pomeriggio nei pressi di piazzetta Tripisciano, dove tre gruppi sacri – Il Cireneo, la Scinnenza e lo Spasimo – hanno sostato insieme. Proprio lì, al loro passaggio, zio Nicola Spena, fondatore dell’Associazione Piccoli Gruppi Sacri e oggi novantenne, ha voluto salutare commosso le sue creature.
Lo zio Nicola ha sempre raccontato di essere legato a queste tre opere:la prima fatta costruire dal suocero, la seconda di proprietà della famiglia Capizzi che l’ha ceduta a lui nel 2005, la terza fatta costruire da lui nel 1987 insieme al signor Grimaldi e ceduta alla famiglia Iacono nel 2009. Idealmente in questi tre gruppi tutta la sua vita ma soprattutto la sua più grande passione.
Oggi Presidente dell’associazione è il figlio Michele. Una ‘passione’ di famiglia e di famiglie, contagiosa e antica.
E la folla non è mancata. Un vero e proprio abbraccio popolare ha accompagnato la partenza delle varicedde, tra bengala accesi, addobbi floreali ricchissimi e il suono delle bande che riempivano le strade del centro storico.
Particolarmente suggestivo il passaggio nelle anguste vie della città, come via Berengario Gaetani e a Stata Foglia, dove i piccoli gruppi sacri, illuminati dalle luci e dai bengala, hanno creato atmosfere cariche di pathos e partecipazione.
Alla Grazia un grande fuoco d’artificio ha salutato il passaggio della processione, mentre dopo una breve sosta davanti alla Villa Cordova il corteo ha ripreso lentamente il suo cammino.
La lunga notte delle varicedde si è conclusa intorno alle due, con un giro intorno alla fontana e subito l’ingresso in cattedrale, improvvisamente l’ultima banda ha smesso di suonare e gli ultimi fedeli hanno lasciato le strade.
Piccole vare, un immenso corteo.
E la storia si ripete e continua.
In quello stupore rinnovato ereditato da chi non c’è più.
Tanti ricordi durante il corteo. Ricordi che si intrecciano, che legano e che fanno della nostra Caltanissetta una città assolutamente e finalmente viva.

