La storia delle donne e del potere nel ‘500 nisseno

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Un 8 marzo nel segno della storia, la storia delle donne siciliane tra ‘500 e ‘600, emersa nell’incontro “Le donne del Cinquecento in Sicilia“, nel Lapidarium di Palazzo Moncada a Caltanissetta, per iniziativa dell’Associazione Alchimia, retta dall’arch. Giuseppe Giugno con l’Assessorato alla Cultura del Comune guidato dalla prof. Giovanna Candura. Una sinergia tra associazione e istituzione che sta funzionando, facendo del Lapidarium dedicato ai Moncada un laboratorio di conoscenza della storia e dell’identità cittadina

Una storia di donne capaci di governare, di costruire patrimoni e potestà, di gestire il potere nei loro territori, di esprimersi nei loro talenti anche nella cultura e nell’arte.

Tre figure in particolare sono emerse dalle relazioni: Sofonisba Anguissola, pittrice apprezzata da Michelangelo Buonarroti, ospite della corte di Filippo II di Spagna in cui ritrasse quasi tutti i reali, soprattutto le donne. Ne ha parlato l’arch. Daniela Vullo, Soprintendente ai BB.CC.AA., presentando un percorso di immagini dei suoi autoritratti, con un confronto finale con quelli di Artemisia Gentileschi, grande artista della generazione successiva. E’ proprio l’autoritratto l’operazione rivoluzionaria: la costruzione della propria immagine, autonoma, autodeterminata, impostata secondo il proprio desiderio di comunicare la propria personalità, espressione di quella centralità dell’umano che ha caratterizzato l’Umanesimo e poi il Rinascimento in Italia e in Europa.

Donna Luisa Moncada è stata al centro dell’intervento della storica prof. Rosanna Zaffuto Rovello, che ne ha illustrato la genealogia, legata all’aristocrazia spagnola e discendente da una Medici di Firenze. Ha governato gli sconfinati possedimenti feudali dei Moncada riuscendo a superare la preclusione alle donne della gestione dei patrimoni e dei poteri, “sexu femineo impediente“, ottenendo, giovanissima vedova, di potere guidare la famiglia in nome del figlio Francesco minorenne, costruendo con una politica matrimoniale lungimirante, un patrimonio feudale unico per vastità e ricchezza. Una donna di Stato, attenta alla gestione dei beni di famiglia e assolutamente understatement per il suo stile di vita personale, senza gioielli, senza abiti preziosi, ma capace di fare di Caltanissetta, in cui aveva scelto di vivere, la sede di una corte rinascimentale ricca di artisti, poeti, musicisti in cui dare lustro ad una famiglia che ha governato con equilibrio sapiente, lasciando un patrimonio che ha fatto dei Moncada la quarta famiglia più ricca d’Europa.

Un’altra Moncada, quasi un secolo prima, donna Costanza Moncada Santapau, ha sperimentato le difficoltà di non essere fagocitata nella gestione della famiglia dai parenti maschi ed è riuscita ad imporre la sua volontà, anche usando i metodi ruvidi delle punizioni corporali. Ne ha tracciato il profilo lo storico Paolo Dinaro, scoprendo una pagina inedita dell’esperienza delle donne di potere nella Sicilia dei primi secoli dell’età moderna.

L’incontro dell’otto marzo è stato annunciato come il primo di una serie di eventi che faranno vivere le stanze del Lapidarium come casa della storia delle origini della città, aperta alle scuole (più di 300 studenti nei primi tre mesi) e all’approfondimento della conoscenza dell’identità culturale del nostro territorio.

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