C’è una domanda di politica dentro la vittoria del NO al Referendum del 22 e 23 marzo, una domanda espressa con determinazione da 15 milioni di elettori italiani che hanno votato per difendere la Costituzione e che non coincidono con gli elettori dei partiti che si erano pronunziati per il No. Sarebbe troppo facile una lettura del voto sovrapposta agli schieramenti centrodestra/centrosinistra.
E’ la domanda di chi chiede di attuarla pienamente, la Costituzione, di chi ha scelto di uscire dall’astensionismo di troppi anni e di tornare a votare. La domanda di tanti giorvani che hanno votato per la prima volta, dopo essere scesi in piazza per la pace, per fermare il genocidio palestinese, per difendere i diritti umani nel mondo. I giovani della “restanza” che chiedono di potere rimanere a lavorare nella propria terra e che non hanno avuto risposte.
E’ la domanda di una politica che metta da parte la propaganda, le banalizzazioni dei problemi, gli slogan urlati senza mai costruire le soluzioni, l’aggressività divisiva, e sopratutto il disprezzo per la Costituzione e i suoi principi, in cui gli Italiani hanno scelto di riconoscersi ancora.
E’ la domanda dei cittadini delusi da un governo che non ha mantenuto le promesse, di un centro-destra che, da Roma a Palermo e a Caltanissetta ha vinto le elezioni ma non è stato all’altezza del compito di governare, di guidare la società su un percorso chiaro di sviluppo, di solidarietà, di pulizia morale e che per questo ha deluso profondamente i suoi stessi elettori.
La corruzione ha segnato profondamente, inequivocabilmente, i governi nazionale, regionale, il contesto locale, distruggendone la credibilità, al di là dei connotati politici. E di fronte a questo la magistratura, nonostante tutto, ha continuato a rappresentare una istituzione che può dare giustizia, più della politica.
Il risultato della Sicilia in questo senso è particolarmente significativo: in Sicilia magistratura vuol dire ancora Gaetano Costa, Cesare Terranova, Rocco Chinnici, Antonino Saetta, Rosario Livatino, Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino, toghe rosse del sangue che hanno versato per difendere tutti noi, uccisi dalla mafia perchè non si sono piegati, anche senza essere difesi dal Consiglio Superiore della Magistratura.
Oggi il voto del Referendum è una consegna molto impegnativa, soprattutto per i partiti di opposizione, che hanno potuto contare materialmente i consensi che potrebbero sostenere un Governo alternativo, autenticamente progressista. Consensi che non si “trasferiscono” automaticamente ai partiti, che bisogna saper conquistare con proposte politiche efficaci, sul lavoro, la sanità, la scuola, la pace, senza equilibrismi, senza ambiguità tattiche, senza divisioni strumentali.
L’onda lunga della “capo-crazia” che Giorgia Meloni ha voluto incarnare banalizzando la domanda di stabilità che veniva dal Paese in una caricatura autoritaria, si è infranta sugli scogli del rispetto della Costituzione, della divisione dei poteri come garanzia di equilibrio istituzionale e sociale, e sopratutto si è infranta sullo spettacolo di una classe dirigente irrimediabilmente inadeguata, moralmente inaffidabile e culturalmente sprovveduta, che dopo quasi tre anni di governo ha mostrato tutti i suoi limiti, senza potenzialità di recupero.
Ma anche i 15 milioni di cittadini che hanno fatto vincere il NO non devono tornare a casa, aspettando che la politica si auto-rigeneri e riesca finalmente ad ascoltare e a parlare nella lingua della quotidianità difficile di chi non si riconosce più nella politica così com’è.
C’è il rischio che da domani ogni schieramento cominci ad immaginare una legge elettorale che possa favorirne il successo nel 2027, nel solito gioco di Palazzo in cui la politica è impantanata da decenni.
Può cominciare invece una fase nuova della vita democratica del nostro Paese, se su ogni questione, dal Parco Dubini di Caltanissetta fino al diritto di restare per i giovani del Sud e fino alle scelte sulle spese militari e il welfare in Italia e in Europa, saranno i cittadini ad attivarsi, con consapevolezza, con responsabilità,chiamando la politica a prendere posizione e a dare risposte concrete, andando oltre la propria autoreferenzialità. Valorizzando in positivo i 15 milioni di anticorpi alla capo-crazia che il 22 e 23 marzo hanno votato NO e che sarebbe imperdonabile disperdere e deludere ancora.

