Salvati, restaurati e finalmente offerti alla visione pubblica, i mensoloni barocchi del Palazzo Moncada, musealizzati nel progetto “Lapidarium”, presentato oggi 20 dicembre, che li ha collocati in alcune sale dell’ala recentemente restaurata del Palazzo, storicamente contestualizzati con l’ambiente che li ospita e con un breve percorso storico sulla famiglia dei feudatari che fecero di Caltanissetta una città.
I mensoloni di Palazzo Moncada (i “gattuna” nella dizione popolare) con le loro vicende recenti, sono un simbolo anche della storia contemporanea di Caltanissetta, la storia della speculazione edilizia e della rapina delle risorse pubbliche.
Negli anni ’60 infatti, gli anni in cui imperversava la cultura edilizia della “ruspa selvaggia”, si era pensato di demolire il palazzo Moncada per costruire al suo posto il nuovo palazzo delle Poste (che vantavano in quegli anni un Sottosegretario nisseno al Governo). La premessa per la demolizione del più importante palazzo barocco dell’entroterra siciliano, era la sua fatiscenza: bisognava dimostrare che fosse pericoloso per la pubblica incolumità.
E allora si cominciò dai mensoloni, come bene ha ricordato la prof. Rosanna Zaffuto Rovello nella sua introduzione alla inaugurazione di oggi: strappati dalla facciata del Palazzo con il flex (non erano affatto pericolanti, tutt’altro) e accantonati in vari cortili di palazzi comunali nell’incuria più totale per decenni.
In quegli anni di “rimozione” alcuni mensoloni presero strade “private”, prelevati dalla loro mancata custodia e portati ad abbellire ville di qualche maggiorente del territorio.
I mensoloni superstiti, una volta ristrutturato il Palazzo, che il Comune aveva acquistato nel 1976 avvalendosi di una legge regionale, e che venne riaperto nel 2004, vennero riportati all’interno e collocati davanti alle finestre, senza un percorso che ne illustrasse il valore.
Oggi un’azione sinergica tra l’Associazione Alchimia, guidata dall’arch. Goiuseppe Giugno che ha ideato il progetto di musealizzazione, il Comune, che lo ha finanziato con il Bilancio partecipativo del 2019-2020, la Pro Loco, la Soprintendenza ai BB.CC.CC., ne ha ricostruito la storia, rivalutato il pregio artistico (prodotti un secolo prima dei “mostri” di Villa Palagonia a Bagheria), restituito alla fruizione e alla conoscenza della Città.
“Lapidarium” è stato il primo passo, importante ma non definitivo. Ora si pone il problema della gestione permanente e adeguata della struttura espositiva, della sua valorizzazione in base ad un progetto culturale definito e non occasionale, dell’inserimento del Palazzo Moncada con i suoi tesori artistici negli itinerari turistici regionali.
Caltanissetta è ricca di strutture culturali prestigiose, che potrebbero sostenere un’azione di marketing efficace ed economicamente interessante. Occorre però una visione coraggiosa, investimenti adeguati, e soprattutto il coinvolgimento di tutte le energie del territorio, da mettere a sistema.
Lapidarium è un segno di speranza, una speranza che ha bisogno più che mai di progettualità e di governo, di una scelta di priorità da parte di chi amministra la Città. Non si può tenere un tesoro nascosto e abbandonato, quando potrebbe cambiare le sorti di una intera comunità.




