L’attualità della leadership politica di Piersanti Mattarella

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di Rocco Gumina

Piersanti Mattarella fu un uomo delle istituzioni capace di far emergere un modello di leadership da riprendere e rilanciare nell’attuale palude ombrosa in cui pare caduta la politica siciliana e nazionale.

Negli incarichi ricoperti durante il suo percorso – consigliere comunale a Palermo, deputato regionale, assessore e presidente della Sicilia – Mattarella ha costantemente evidenziato l’importanza dell’intervento pubblico per superare le ingiustizie, le illegalità e il sottosviluppo di ampie zone del Mezzogiorno. Nondimeno la sua idea di intervento statale era lontana dalle derive assistenzialiste perché cercava di sostenere una programmazione congiunta tra imprese private e istituzioni volta a generare sviluppo e non una mera reazione alle emergenze.

Per tali motivi, sin dal suo primo incarico assessoriale con delega al bilancio, cercò di impostare l’intera attività politica e amministrativa della Regione tramite un’opera di coordinamento e di controlli prima del tutto assente. Ciò portò al “Piano regionale di interventi 1975-1980” e al programma di riforma della burocrazia regionale entrambi finalizzati a liberare la prassi politica siciliana dalla necessità di rispondere sia alle inefficienze dell’apparato regionale sia alle innumerevoli richieste provenienti dai territori – spesso connesse ad interessi particolari – per tracciare delle priorità in merito alla crescita dell’isola da realizzare senza sperpero di denaro pubblico.

La sua opera fu quella di costruire istituzioni credibili in grado di porsi al servizio della comunità. Tutte le iniziative legislative da lui promosse miravano a superare l’autoreferenzialità e l’opacità nella quale erano caduti diversi settori dell’amministrazione regionale.

In questo processo, alla luce dell’ispirazione autonomista tipica dei popolari, cercò di rendere protagonisti gli enti locali tramite un lavoro di coinvolgimento nella programmazione regionale e una maggiore responsabilizzazione dei comuni e delle provincie su questioni come l’assistenza scolastica, i beni culturali, il turismo, lo spettacolo e lo sport, i lavori pubblici, l’agricoltura e le foreste, le attività industriali e commerciali.

Con queste politiche Mattarella intendeva favorire una «crescita e una maturazione democratica maggiore, a livello di base, attraverso una partecipazione attiva dei cittadini alla gestione degli enti locali […] un modo di avvicinare istituzioni pubbliche, le sue responsabilità, i suoi compiti, i suoi servizi ai cittadini; è un modo di far crescere, attraverso questa vicinanza, il senso civico del dovere di partecipare e di gestire le cose comuni». 

Questo disegno mirava all’allargamento delle basi democratiche della società siciliana che doveva coinvolgere – anche tramite la nascita di consulte e comitati regionali – le istanze del mondo giovanile, delle donne, delle realtà culturali, scolastiche e accademiche. Le peculiarità dell’azione istituzionale di Mattarella, definite con l’espressione “la politica dalle carte in regola”, permisero ai comunisti siciliani di riconoscere nel politico democristiano il principale artefice del cambiamento. Ciò avviò nell’isola una “solidarietà autonomista” – sulla scia della “solidarietà nazionale” – che portò i comunisti a sostenere, anche se per un breve periodo, il governo regionale guidato da Mattarella.

La vicenda politica di Piersanti Mattarella mostra chiaramente come egli sia stato uomo della sintesi tra fattori come progettualità, etica, cultura, formazione, responsabilità, capacità critica e abnegazione. Per tali motivi fu un leader politico in senso integrale capace di affiorare fra gli evidenti limiti della Democrazia Cristiana e delle istituzioni del tempo.

In tal senso, la sua opera ha generato una particolare forma di leadership moderna in grado di porsi da esempio per la politica contemporanea essenzialmente contraddistinta dal dare risposta alle emergenze, dal navigare in vista dei successivi appuntamenti elettorali, dalla distanza fra istituzioni e cittadini e dall’allontanamento dalla morale.

Rocco Gumina

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