In memoria di
Salvatore AUGELLO
di Giuseppe D’Acquì
Con Salvatore Augello, conosciuto da tutti come Totò, scompare un’icona serradifalchese del vecchio Partito Comunista Italiano.
Con lui nel tempo ho avuto più scontri che intese, pur rimanendo i nostri rapporti sempre cordiali, improntati a una stima reciproca profonda e a una grande simpatia umana.
Certo, ai tempi degli anni Ottanta e del craxismo, di cui io ero infervorato, il Partito Comunista Italiano rappresentava quasi un nemico da abbattere, persino più della Democrazia Cristiana, la grande balena bianca di quegli anni.
Ricordo con vivida emozione i miei e i suoi comizi, dove ci affrontavamo a viso aperto, in una politica vissuta come passione civile, senza sconti e senza mandarci a dire nulla.
Il suo attaccamento alla questione dell’emigrazione, il contatto umano diretto con gli emigrati, i gemellaggi, e la guida sicura e tosta per molti anni dei comunisti serradifalchesi – che riponevano in lui tanta fiducia, quasi fosse un “guru” – sono tratti indimenticabili.
Nel tempo, il fiume della vita ha sciolto i ghiacci delle nostre contrapposizioni.
Come scriveva Cesare Pavese nella sua ultima fatica “La Luna e i falò”: «un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via, e il paese d’esser là, a sapere che non si è soli. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”.
Così quei comizi e quei contrasti erano il nostro modo di abitare la stessa terra e di custodirla.
Le nuove generazioni forse non lo ricordano, ma restano le testimonianze vive di chi, come me, ha vissuto quegli anni intensi di autentica battaglia politica: un confronto serrato fatto di scontro di progetti, di idee e, in seguito, di grandi convergenze.
Penso alle alleanze come quella dei Progressisti e dell’Ulivo, che portarono Michele Ninfa, Cettina Blando e Bernardo Alaimo alla carica di primi cittadini, in un tempo in cui, per dirla con le parole de Il Gattopardo, bisognava che tutto cambiasse perché nulla cambiasse, ma dove noi cercavamo almeno di cambiare il futuro.
Se ne va con lui una delle ultime bandiere del comunismo e di quella sinistra autentica, di quel poco che purtroppo ne è rimasto, se ne è rimasta.
In una delle lettere inviate da Ernesto Che Guevara a Maria Rosario Guevara, così viene definito il termine compagno:” Se lei è capace di tremare di indignazione ogni volta che viene commessa un’ingiustizia nel mondo, allora siamo compagni…”.
Ciao,,compagno Totò!
Caltanissetta, 30 aprile 2026
Giuseppe DACQUI’


