di Tina Duminuco
Sono tornate, manca qualche giorno al 21 marzo ma non fa niente S. Benedetto lo sa che tutto è in anticipo oramai. Il navigatore di bordo non sbaglia mai le coordinate e quindi giorno più o giorno meno sono arrivate là dove dovevano arrivare!
Dall’Africa è partito il convoglio. Si saranno messe d’accordo prima: stabilita la meta, distribuiti i compiti, chiarito il percorso alle più giovani e inesperte.
Erano tutte insieme o divise per tribù? Quante erano alla partenza? Forse gruppi familiari: sorelle, cugine, vecchie nonne… Si saranno divise per regioni: “Voi andate in Sicilia, voi in Calabria (oltre lo stretto l’Italia è lunga assai)”. Chissà come funziona…Ci sarà un capo spedizione un tour operator?
Certo che ognuna aveva chiara in mente la mappa precisa, nel suo piccolo cervello, non solo del paese dove doveva andare ma anche della casa con la piantina ed il prospetto in 3d.
Questa Rondinella, piccola, bianca e nera, dalle ali lunghe e sottili è sicuramente nata qui. L’ho sentita che raccontava la sua storia al suo vicino di casa Passero Solitario, che ascoltava in verità con certo sussiego e una buona dose di fastidio (ah questi migranti, pensava).
“Io sono nata lì dentro quel garage (talmente pieno di cianfrusaglie che la macchina ormai non ce la mettono più). Non so quanti anni fa una mia lontana parente ha trovato una piccola finestra aperta e ha fatto il nido lì dentro. Per la verità era un po’ precario il posto proprio sotto un lampadario…infatti è durato poco. Ma i miei genitori l’hanno rifatto molto meglio sul muro. Mia nonna racconta che un anno i padroni di casa avevano deciso di chiudere quella finestra per cacciarci via. Ma loro hanno combattuto entrando regolarmente da tutte le finestre e i balconi di quella casa, girando con insistenza dentro le stanze fino a che gli umani non hanno capito che non c’era niente da fare e hanno riaperto quel piccolo sportello dove ci aspettava il nostro nido.
Dopotutto sono brave persone …”
È incredibile la precisione con cui ogni anno si ripete questo miracolo. Vedere quei piccoli uccelli, dalle nere ali sottili, planare dalle altezze che solo loro conoscono, dalle distanze e dai luoghi dove vanno a svernare vederli tornare e trovare la casa, proprio quella dove sono nati, che sarà la casa dei figli che verranno.
Lo sportello è piccolo, tra l’altro diviso da sbarrette di ferro verticali, ma loro centrano con precisione millimetrica l’entrata sfrecciando velocissimi e con la stessa velocità escono subito dopo, per tornare a cercare insetti o pezzi di fango e riparare il nido, in questa fase il lavoro silenzioso e rapido li impegna tutto il giorno. Ma so già che cominceranno a chiacchierare, sfaccendati, tra di loro la mattina presto appena sorge il sole, appoggiate al filo della luce sopra la persiana e quando i piccoli usciranno dal nido faranno una caciara incredibile ogni mattina, come tutti i piccoli del resto… Lo so che sporcheranno il mio balcone ed io mi arrabbierò…ma pazienza.
La convivenza non è facile con nessuno, neanche fra gli umani. Ma per adesso io sono contenta di vederle tornare a segnare il cielo con i loro voli, scendendo poi così in basso quasi a sfiorare l’asfalto, a caccia di zanzare o moscerini, per poi risalire con la stessa rapidità e precisione. In questi voli rasoterra qualche volta si può incontrare un gatto che (per quanto possa essere sveglio) raramente riesce ad acchiappare questi siluri, a meno che non siano di primo volo.
Nel loro viaggio, avranno incontrato tempeste e vento forte?
O un vento amico ne avrà sostenuto la fatica?
Si saranno fermate a riposare su tegole ospitali o su alberi accoglienti?
Avranno certamente visto file di persone in fuga e fuoco sulle case, avranno visto gente che correva, avranno visto corpi galleggiare, avranno visto strani uccelli di metallo lucente che sparavano luce…avranno visto e avranno udito… ma questo per fortuna non entra nel loro percorso intelligente. Loro sanno quello che è bene per la loro specie, quello che serve e quello che è dannoso, quindi vanno per la loro strada, trovano la casa che li aspetta e il cibo che gli serve per vivere la loro vita nell’equilibrio della natura.
Loro lo sanno. Noi no.
Noi perdiamo tempo e fatica a fare quello che non ci serve per essere felici, costruiamo recinti e muri, scatole e prigioni che si riempiono di solitudini. Perdiamo tempo e fatica a fabbricare morte e distruzione e dimentichiamo la gioia di lasciarci trasportare dal vento di primavera e di annusare l’odore dei mandorli in fiore.
Come fanno loro.
Ma per fortuna l’arrivo di questi migranti non spaventa l’ordine costituito e quindi possiamo dire come ogni anno:
“Ben tornate rondinelle.”
Tina Duminuco


