“Le volpi” al Rosso di San Secondo: apologo affilato del potere e della corruzione che governano le nostre vite

fiorellafalci
fiorellafalci 605 Views
5 Min Leggere

Non escono mai di scena. I tre personaggi de “Le volpi”, il quinto spettacolo de “La nuova Stagione” del teatro Rosso di San Secondo diretto da Aldo Rapè. Entrano prima che lo spettacolo inizi e quando non sono di scena rimangono sul palco, visibili al pubblico, seduti su una panca laterale. Non ci lasciano mai.

Una rappresentazione potente, essenziale ed implacabile, della corruzione quotidiana che attraversa le nostre vite, le nostre città, le nostre famiglie: il “sistema”, in cui i beni pubblici sono il bottino degli interessi privati, il diritto si trasforma in privilegio, la politica si trasfigura nel meccanismo istituzionale in cui ognuno “ci deve guadagnare qualcosa”.

È un apologo sull’essenza del potere di questi nostri tempi, il testo, scritto da Lucia Franchi e Luca Ricci, che è anche il regista e lo scenografo, podio nel 2024 al prestigioso premio UBU nella categoria “nuovo testo italiano/scrittura drammaturgica”, splendidamente rappresentato da Giorgio Colangeli, inarrivabile archetipo del governo della corruzione, Manuela Mandracchia, Federica Ombrato.

Un potere minimalista, quotidiano, che governa le dinamiche delle nostre esistenze, del lavoro, dell’impresa, di tutto  quello che ruota intorno alla pubblica amministrazione. E la scena rappresenta un interno domestico, familiare, all’ora del caffè, in cui si mangiano biscotti vegani, minimalisti e moderni, al passo con i tempi, di tendenza, a scandire le fasi della trattativa tra un sindaco, una manager del servizio sanitario e sua figlia, aspirante direttrice del nuovo museo di arte contemporanea.

Il sistema non esclude nessuno dai suoi tentacoli, gli interessi economici si insinuano nelle dinamiche familiari, costruendo le architravi di quel “familismo amorale” teorizzato dal sociologo Edward Banfield nel suo “Le basi morali di una società arretrata” scritto già nel 1958 e ripreso da Leonardo Sciascia in tempi più recenti, che ancora impera sulle nostre esistenze.

Non sono escluse le giovani generazioni, soffocate dalla precarietà di un contesto che cancella le loro prospettive di realizzazione: sarà proprio la giovane figlia della manager a mediare la trattativa tra i due potenti, ricavandone un tornaconto immediato, che mette a tacere ogni scrupolo ideale e riconduce tutto al “buon senso” in cui ciascuno riceve una porzione del bottino pensando che sia questa la giustizia distributiva da realizzare con un gioco incrociato di complicità e di accomodamenti.

È minimalista anche la natura della trattativa: un reparto ospedaliero di maternità da salvare dalla chiusura, ma per continuare a garantire al cognato del sindaco le forniture ospedaliere con affidamento diretto, il bene e il male che si intrecciano avvolti da una coltre mimetica, sempre più difficili da distinguere, fino a far passare l’idea che tutto questo sia normale.

Non ci sono più grandi numeri, nella corruzione di casa nostra, molto più micidiale rispetto ai soldi o al potere: l’annientamento morale di ogni scrupolo di correttezza nel potere pubblico che sia capace di essere garanzia del diritto di tutti, e non solo piazzaforte dei comitati d’affari, piccoli e grandi, che si alternano alla guida delle nostre comunità. Con il consenso elettorale del popolo sovrano.

Sembrava scritta dalle nostre parti, questa commedia amara, che mette in scena “le volpi” come dice il titolo, piccoli predatori che razziano i pollai. Sono finiti anche i tempi dei grandi predatori, i gattopardi, le tigri e le iene, che si muovevano in grande, intelligenze luciferine volte al male. Al posto delle intelligenze oggi imperano le furbizie, gli espedienti, i traccheggi e i compromessi a dimensione familiare, a scartamento ridotto.

È stato facile riconoscere nei personaggi gli omologhi di casa nostra, i cui nomi serpeggiavano tra il pubblico man mano che si svelavano i retroscena delle situazioni sul palcoscenico. Gli autori della commedia non li conoscono personalmente, ma purtroppo hanno rappresentato categorie che sono diventate universali, soprattutto nella dimensione della provincia in cui vive la maggioranza degli italiani, con una corruzione più insinuante, quotidiana, che non facciamo in tempo a riconoscere e ha già contaminato l’aria che respiriamo. Senza alternative, con la logica soffocante del “buon senso” e della convenienza, autentica o sperata, senza speranza.

Condividi Questo Articolo