L’enigma del divieto di sosta…fino a cessate esigenze. Quando la lingua italiana non è un’opinione

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Chi scrive i cartelli del Comune per indicare i divieti di sosta temporanei? Sembrerebbe una domanda poco interessante, ma invece in questi giorni potrebbe sciogliere un enigma che ha tormentato i cittadini che vivono e lavorano tra via Cavour e via Canonico Pulci, e che, per molti di loro, ha provocato la spiacevole e costosa conseguenza della rimozione della propria autovettura.

Ma andiamo con ordine.

Per lavori sulle strade cittadine suddette la Polizia Municipale colloca dei divieti di sosta temporanei, con rimozione, valevoli per Giovedì 5 febbraio “dalle ore 07,00 alle ore 17:30” aggiungendo subito sotto FINO A CESSATE ESIGENZE.

Perché allora indicare l’orario finale delle 17:30 se si prevedeva che le esigenze dei lavori avrebbero potuto prorogarsi? In tutti i casi analoghi si indica l’orario di inizio del divieto e si aggiunge “fino a cessate esigenze”, semplicemente, logicamente.

A prescindere dal fatto che i cartelli non sono stati collocati 48 ore prima, come prescritto, un cittadino si accorge dell’incongruenza sugli orari e la segnala al Comando della Polizia Municipale, chiedendo chiarimenti in merito al termine ultimo del divieto e alle probabili rimozioni delle auto in sosta. Gli si chiede di segnalarlo per iscritto con una email, il cittadino provvede, e riceve anche il riscontro della presa in carico della sua segnalazione.

Ma nessuno corregge o sostituisce i cartelli. Il giorno dopo, venerdì 6 febbraio, la Polizia Municipale dispone la rimozione di diversi veicoli in sosta nelle strade suindicate, in aperta contraddizione con i cartelli che indicavano soltanto la giornata di giovedì.

Per dovere di cronaca precisiamo che domenica 8 febbraio i cartelli erano ancora al loro posto, e quindi, in base al precedente, i veicoli potrebbero essere ancora rimossi senza ulteriori spiegazioni.

La lingua italiana è ricca di un patrimonio lessicale compreso tra le 215.000 e le 270.000 unità lessicali (fonte Treccani), non mancano parole per esprimere i concetti, e peraltro ormai da decenni la formazione di tutto il personale della Pubblica Amministrazione (studiata istituzionalmente insieme all’Accademia della Crusca) insiste nel raccomandare di utilizzare, per le comunicazioni ai cittadini, forme semplici, chiare, inequivocabili, come presupposto di trasparenza, efficienza e correttezza.

Cosa devono pensare invece i cittadini, gli impiegati e gli utenti dei numerosi uffici pubblici che insistono in quella zona e devono parcheggiare, sui corretti termini di scadenza delle disposizioni citate nei cartelli? Quando possono sentirsi al sicuro dal rischio della rimozione dei veicoli, rispetto al mistero delle “cessate esigenze” che hanno travalicato anche il termine delle 17,30 di giovedì 5 febbraio fino al giorno successivo?

Se si fosse prestata un briciolo di attenzione al momento di redigere in lingua italiana i cartelli, oppure (errare è umano…) se si fosse dato seguito operativo alla segnalazione del cittadino solerte e preoccupato sostituendo semplicemente i cartelli (stampati al computer, bastavano pochi minuti), si sarebbe evitato un danno ai cittadini che hanno visto rimuovere la propria autovettura, e che avrebbero tutte le buone ragioni per avviare adesso un contenzioso contro il Comune.

L’attenzione ai cittadini, al loro lavoro e alle loro esigenze, è il primo segno di una buona amministrazione della cosa pubblica, il primo livello di credibilità delle istituzioni, e non comporta impegni di spesa, anzi, come in questo caso, può fare risparmiare sia i cittadini che la pubblica amministrazione.

In questo caso, oltre alla superficialità iniziale nel redigere i cartelli, c’è stata la noncuranza successiva rispetto alla segnalazione del problema, e l’indifferenza rispetto alla risposta da rendere alla segnalazione. Ma soprattutto l’incertezza ingenerata nei cittadini dall’enigma dei cartelli e le “brutte sorprese” delle rimozioni, hanno contribuito a discreditare ulteriormente il Comune comunicando l’immagine di un andazzo amministrativo caotico e fuori controllo.

Non ce ne sarebbe stato bisogno, e non fa bene a nessuno

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