Ludovico Falzone, giovane giornalista nisseno, premiato a Montecitorio per “Energie siciliane per Roma”

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Il brusio della Sala Matteotti, all’interno di Palazzo Montecitorio, si placa quando Ludovico Falzone sale sul podio. È il 13 marzo 2026 e il giovane nisseno stringe tra le mani il premio “Energie siciliane per Roma”. Non è solo un attestato: è il riconoscimento di un percorso iniziato tra i banchi del Liceo classico “R. Settimo” di Caltanissetta, passato per le aule dell’Università di Catania e approdato, dopo un’esperienza Erasmus in Inghilterra, tra i marmi della Sapienza di Roma.

Organizzata dal Centro Europeo di Studi Culturali (CESC) e giunta alla sua seconda edizione dopo il debutto al Senato, l’iniziativa premia chi “costruisce ponti” tra la Sicilia e la Capitale. E Falzone quel ponte l’ha gettato con i libri e con l’azione: dalla laurea in Linguistica con il massimo dei voti ad un’esperienza di insegnamento di italiano, latino e greco al Liceo “T. Tasso” di Roma, fino all’abilitazione conseguita all’Università Roma Tre.

La svolta arriva a novembre 2025, quando supera le selezioni per la Scuola di Giornalismo della Luiss Guido Carli, per il Master in Giornalismo e Comunicazione Multimediale, svolgendo il praticantato per la testata ZetaLuiss.

Le sue giornate romane non si esauriscono tra le mura scolastiche o nelle biblioteche. Lo si trova alla presidenza del gruppo giovanile della Dante Alighieri di Caltanissetta o impegnato tra le fila dell’UCSI (Unione Cattolica Stampa Italiana). La sua voce e la sua penna si dividono tra il teatro e il giornalismo, ma lo sguardo resta rivolto a Sud. Lo dimostra la sua tesi di laurea: un viaggio a ritroso nel tempo per scovare i “relitti” di grecità nascosti nel dialetto siciliano.

«Chi è nato nell’Isola difficilmente riuscirà a scrivere d’altro. Potrà tirare il cordone ombelicale fin quanto vuole, sperando che si spezzi. Ma non si spezza mai», dice Falzone, citando Roberto Alajmo, davanti alla giuria presieduta dall’architetto Patrizia Bernadette Berardi e dal professor Fabio Pompei.

È il più giovane delle “energie”, la maggior parte delle quali medici, senatori e professori universitari. Premiata anche la duchessa Oliva Salviati, pronipote di donna Franca Florio e del cardinale Antonio Maria Salviati, per la sua battaglia giudiziaria per la riapertura dell’ospedale San Giacomo di Roma.

Presente anche i soci dell’OSDIA (Order of Sons and Daughters of Italy in America), figli di siculo-americani in collegamento dagli Stati Uniti.

Con Ludovico Falzone la cerimonia si trasforma in un manifesto della nuova generazione: quella che parte, ma che non dimentica con l’intento di tornare nella propria terra. Come Verga a Milano o Sciascia nelle sue riflessioni, Falzone osserva la Sicilia dal Lungotevere per metterne a fuoco i contorni.

«Come accadde a Verga che si trovava a Milano quando scrisse i Malavoglia, allo stesso modo penso che da lontano spesso si riesca a vedere la propria terra in maniera più nitida e forse la si riesca a raccontare meglio».

Il momento più intimo della cerimonia arriva quando il pensiero va a Placido Quercia, suo nonno materno. Un nome che a Catania evoca le immagini della manifestazione “Cavalieri dei diritti umani” al Palazzo Biscari. «Mi auguro di avere questo amore sempre, lo stesso che mi ha trasmesso mio nonno quando, come presidente della Lega dei diritti dell’uomo, conferiva un’onorificenza agli uomini dello Stato distintisi per un atto eroico durante il loro lavoro. Ricordo la figura di mio nonno, nella cui memoria continua il mio operato, mantenendo intatto l’orgoglio di essere siciliano».

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