Il Capo dello Stato riceve al Quirinale gli allievi di quattro scuole italiane.
«L’informazione libera è premessa di democrazia. Il giornalista non è un comunicatore, ma un mediatore tra i fatti e la realtà».
Un richiamo forte alla responsabilità, un monito contro le insidie dell’Intelligenza Artificiale e un consiglio inaspettato sull’uso dell’autoironia come antidoto al potere. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha trasformato l’incontro al Quirinale con i futuri giornalisti provenienti da Scuola di giornalismo Luiss, Università Cattolica, LUMSA e Università di Torino, tenutosi martedì 14 aprile, in una vera e propria lezione magistrale sulla professione.
Accolti nel Salone delle Feste, gli studenti hanno dialogato con il Capo dello Stato dopo l’introduzione di Marco Ferrando, direttore del Master di Torino. I ragazzi, due studentesse e due studenti, rivolgendosi al Presidente hanno riflettuto sul ruolo etico del giornalismo moderno e sulla necessità di proteggere l’autonomia della categoria.
Annamaria Grisorio (Università Cattolica) ha posto l’accento sulla dignità del lavoro e sulle tutele necessarie per chi inizia: «Il giornalismo non è solo una vocazione, ma una professione che richiede basi solide e dignità contrattuale. Senza tutele per i giovani, la libertà di stampa rischia di diventare un privilegio di pochi.»
A dare voce alle preoccupazioni e alle ambizioni della nuova generazione è stato Tommaso Provera, studente della Scuola di giornalismo della LUISS. Nel suo intervento, Provera ha messo l’accento sulla necessità di un giornalismo che non rincorra la velocità a scapito della precisione.
«In un ecosistema informativo sempre più saturo e frammentato», ha sottolineato Tommaso Provera nel suo discorso, «il nostro compito è quello di recuperare la funzione di mediazione culturale e civile, offrendo ai cittadini non solo notizie, ma chiavi di lettura verificate e indipendenti per interpretare la complessità del presente».
Dalla LUMSA Antonio Fera ha richiamato l’importanza del rigore deontologico in un mercato dell’attenzione sempre più frenetico: «In un mondo che ci chiede di essere veloci, dobbiamo avere il coraggio di essere accurati. La nostra autonomia risiede nella capacità di non sottostare a logiche diverse dalla ricerca del fatto».
Anna Mulassano (Università di Torino) ha invece spostato il focus sull’impatto delle nuove tecnologie e sulla responsabilità sociale del cronista: «L’intelligenza artificiale non deve sostituire lo sguardo umano. Siamo noi a dover garantire ai cittadini la comprensione della realtà, distinguendo il rumore di fondo dalle notizie che contano per la collettività».
Dopo aver ascoltato e applaudito con occhi di gratitudine gli interventi degli studenti, il Presidente ha letto il suo discorso concentrato sulla distinzione netta tra la semplice espressione di un’opinione e il dovere professionale del giornalista. In un’epoca dominata da algoritmi e “agorà digitali”, il Presidente ha sottolineato come il rischio di manipolazione sia sempre dietro l’angolo.
«I giornalisti non sono in campo per rendere verosimili le narrazioni,” ha dichiarato con fermezza Mattarella. “Sono, invece, testimoni di verità, antidoti ai tentativi di manipolazione delle opinioni pubbliche. È una immensa responsabilità».
Il Presidente ha poi citato la Legge Gonella, ricordando come il diritto di cronaca debba soddisfare il bisogno sociale di conoscere “obiettivamente i fatti”, un compito che oggi è reso più difficile dall’assottigliarsi dei confini tra vero e falso.
Quando il Presidente ha concluso la lettura dell’ultima pagina, ha sorpreso la platea con una riflessione meno formale e più intima andando fuori il cerimoniale previsto dall’evento. Mattarella ha detto che prima dell’incontro, aveva letto i lanci delle agenzie e dalle notizie ha voluto consegnare ai ragazzi una riflessione sul concetto di potere, citando un recente messaggio di Papa Francesco.ha invitato tutti a leggere il discorso del capo della Chiesa e ha ribadito l’importanza della sua presenza nel mondo. Poi il ricordo personale di quando uno studente anni fa nella stessa sala gli aveva chiesto: «Come si resiste alla tentazione del potere?»
«Il potere può inebriare e far perdere l’equilibrio» – ha spiegato il Presidente – «Ma vi sono due antidoti. Il primo istituzionale, che è l’equilibrio tra i poteri, tra i vari organi costituzionali. Il secondo è rimesso alla coscienza personale e una alta capacità di autoironia è preziosa. Se i potenti della terra usassero un po’ di autoironia, anche in piccole dosi, il mondo ne trarrebbe giovamento e loro eviterebbero difficoltà e motivi di imbarazzo. Credetemi, ragazzi: l’autoironia è preziosa. Auguri!»
L’augurio finale del Capo dello Stato ai futuri cronisti è stato un invito al coraggio: quello di essere “il ponte di comando” capace di scrutare attraverso la nebbia delle fake news per allertare la società sui pericoli incombenti, garantendo sempre il pluralismo e la trasparenza, pilastri della nostra Costituzione



