Mostra della nissena Aurora Amorelli a Palazzo Riso a Palermo

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PALERMO. La vetrina su strada di RISO diventa ancora una volta uno spazio visivo aperto, un’introduzione all’arte. Terzo e ultimo momento del progetto Glass-room – Arte in trasparenza, nato dalla collaborazione tra Museo regionale d’Arte Moderna e Contemporanea, Accademia di Belle Arti e CoopCulture: la trasformazione della vetrina del museo in uno spazio espositivo permanente, accessibile 24 ore su 24 e in dialogo diretto con la città. Dopo Staffage di Maria Tindara Azzaro e Teratoteca di Tony Lombardo, ecco la terza e ultima installazione, Oltre il piano reale di Aurora Amorelli, giovane artista nata a Caltanissetta nel 2000.

“Siamo al terzo capitolo di un progetto che ha offerto vere sale espositive a dei giovani artisti chiamati a interrogarsi sullo spazio aperto – dice la direttrice di RISO, Evelina De Castro – una finestra sull’esterno che rimanda e invita a entrare e osservare”. “Per l’Accademia è stato un momento importante e anche gratificante, una sorta di banco di prova per gli studenti che, uscendo dalle aule, potevano misurarsi con uno spazio pubblico  – interviene Daniele Franzella, docente di Scultura –. A differenza degli altri due lavori, questo di Aurora Amorelli interagisce con la luce che inonda la vetrina”.

Per la vetrina di GLASS-ROOM, Aurora Amorelli è intervenuta sulla parete di fondo trasformandola in un vero e proprio campo di forze: la relazione tra materiali dalle caratteristiche opposte – metallo e tessuti riflettenti – genera contrasti tra leggerezza e peso, rigidità e morbidezza, equilibrio e instabilità. “Ho lavorato sui concetti di trazione, pressione e tensione, quindi prettamente formale: il gancio segna l’apertura con l’assurdo, con altre realtà che vengono percepite come presenti” spiega l’artista.

L’installazione è composta da gommapiuma, tessuto catarifrangente, bulloni metallici e fili di trazione: la gommapiuma, morbida, leggero e duttile, viene accostata al tessuto catarifrangente, fissato secondo una trama regolare attraverso i bulloni e sottoposto a tensione meccanica, creando un effetto capitonné. Al centro dell’opera si apre una fessura, elemento che interrompe la superficie e introduce una soglia all’interno della composizione. È un passaggio che invita lo sguardo ad andare oltre ciò che è immediatamente riconoscibile, mettendo in discussione il rapporto tra percezione e realtà.

La ricerca di Aurora Amorelli parte dal rapporto tra forma, materia e spazio e dalle possibilità trasformative dei materiali. Negli ultimi anni la giovane artista ha approfondito in particolare il tema della dualità, intesa come coesistenza di forze opposte e complementari: coscienza e inconscio, unione e separazione, tensione e armonia, equilibrio e instabilità. La materia non è soltanto supporto dell’opera, ma diventa interlocutrice attiva. Il progetto è accompagnato da un testo curatoriale di Giulia D’Oro.

L’installazione sarà esposta per tutto il mese di ottobre.

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