Musumeci ministro bonsai

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Il ministro per la Protezione civile e per le politiche del Mare, Nello Musumeci, durante l'informativa urgente sui tragici eventi alluvionali e franosi occorsi ad Ischia, nell'aula della Camera, Roma, 01 dicembre 2022. ANSA/ETTORE FERRARI

“La politica non è fatta di diavoli, ma non è fatta neanche di santi, come sapete. Ci sono querce e ci sono bonsai. Forse tanti bonsai”. Ha concluso così il suo intervento al Senato il ministro della Protezione Civile, Nello Musumeci, nel suo report sui disastri ambientali e la frana di Niscemi.

Un intervento incredibile, aperto con il dato dell’ISPRA che dà in Sicilia 9 comuni su 10 con aree ad alto rischio frane, e speso invece per quattro quinti del suo argomentare a giustificarsi per il suo mandato di Presidente della Regione e per tutte le inadempienze delle istituzioni le cui colpevoli omissioni hanno costruito il disastro annunciato che a Niscemi ha lasciato 1600 persone senza casa e che minaccia di proseguire e trascinare nel baratro altri pezzi di città.

Nessuna proposta operativa, sia per fare fronte alla dissoluzione del territorio sia per offrire una soluzione al dramma di chi insieme alla propria casa, perduta definitivamente, si ritrova spogliato di identità, di orientamento nello spazio e nel tempo, di prospettiva. Queste persone, queste famiglie, finora hanno sperimentato soltanto la solidarietà dei privati e le parole delle istituzioni. Come trent’anni fa, dopo la frana del 1997. Di quella del 1790 era rimasta la memoria nei libri della Biblioteca Marsiano, ormai anch’essa sospesa sull’orlo del baratro.

Musumeci è siciliano, è stato presidente della provincia di Catania, presidente della Regione, dovrebbe sapere come si amministra, quali sono le priorità, quali sono le misure straordinarie che la Protezione Civile può mettere in campo saltando tanti passaggi burocratici.

È ministro della Protezione Civile dal 22 ottobre 2022. Ha avuto il tempo di predisporre progetti operativi che finalmente facessero uscire la Protezione Civile dalla logica dell’emergenza per farla diventare un asse strategico dello sviluppo del Paese attraverso la rigenerazione dei territorio, la sua tutela strutturale, la prevenzione dei rischi ambientali, il coordinamento delle attività di istituzioni e associazioni.

Ma per passare dalla sorpresa per le continue emergenze alla capacità efficace di progettare la rigenerazione del territorio del Paese è indispensabile avere una visione, una cultura politica nutrita di competenze, di studio, di confronto internazionale. Tutte doti che gli esponenti del Governo Meloni hanno abbondantemente dimostrato di non possedere, e nel caso di Musumeci neppure di concepire.

All’inadeguatezza rispetto alla propria funzione in un momento drammatico, al più si sarebbe potuto rispondere con l’umiltà, con la disponibilità a mettersi in discussione e a confrontarsi, a mettere insieme le energie e le capacità del Paese per intervenire.

Invece Musumeci ha reagito con la superbia della lesa maestà per le critiche ricevute, ha lamentato l’attacco di “sciacalli in giacca e cravatta” che lo avrebbero indicato come capro espiatorio e ha puntato il dito sugli enti locali, sui Sindaci, come responsabili delle mancate progettualità, dell’inefficienza dello Stato sul territorio, del non sapere spendere le risorse che pure ci sono, e se ne possono ancora trovare. Proprio lui, che da Presidente della Regione detiene il record ineguagliato di avere avuto bocciati tutti i 31 progetti presentati nel 2021 per usufruire dei fondi PNRR, unica regione in Italia con questo record.

E lo ha fatto rivendicando davanti al Parlamento il proprio coraggio, un coraggio esistenziale, che ha motivato con riferimenti personali e familiari che sarebbe stato più decoroso da parte sua non strumentalizzare, mentre l’unico coraggio che ormai da più parti gli si riconosce è quello di rimanere incollato alla sua poltrona mentre la sua terra si sbriciola senza speranza.

Drammaticamente inadeguato al suo ruolo Musumeci, inadeguato e inconsapevole di esserlo, forse. Per la Sicilia un’altra delusione, profonda, irredimibile.

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