Nel giorno del sabatino, l’eredità di una tradizione

Francesco Daniele Miceli
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Ci sono giorni in cui Caltanissetta non è soltanto una città. È un battito che si riconosce nel suono dei tamburi che arrivano da lontano. 

La Real Maestranza non è una semplice istituzione. È parte di noi. E noi siamo parte di essa. Non è retorica. È qualcosa che sentiamo addosso, che attraversa le case, i racconti dei nonni, le fotografie custodite nei cassetti, i guanti bianchi piegati con cura in attesa di essere indossati ancora una volta.

Il momento cruciale resta il Mercoledì Santo. La consegna delle chiavi della città. Il Capitano che passa in rassegna le categorie. Il Crocifisso affidato alle sue mani. E poi il Santissimo Sacramento per le vie cittadine, quando il bianco si sostituisce al nero. È il vertice visibile, solenne, quello che tutti riconosciamo come simbolo.

Ma sotto quel giorno esiste un mondo sommerso e meraviglioso. Un mondo fatto di riti silenziosi, di gesti antichi, di mani che si aiutano a sistemare un cravattino, di sguardi che si cercano prima di uscire in corteo. È lì che la Real Maestranza diventa davvero città. È lì che comprendiamo che non è soltanto una tradizione, ma una comunità che continua a scegliersi ogni anno.

Viviamo in un tempo in cui la globalizzazione consuma mestieri e identità. Le botteghe chiudono, l’artigianato sembra appartenere a un passato romantico. Eppure continua ad esistere un esercito di artigiani. Un esercito di uomini di pace, in un mondo attraversato da troppe guerre. Un esercito che non brandisce armi ma porta bandiere, che non alza muri ma costruisce appartenenza.

E forse il lato più bello è proprio questo: l’integrazione vera, silenziosa, concreta.

Abbiamo visto negli ultimi anni un alabardiere con la sindrome di Down. Abbiamo visto ragazzi con lo spettro autistico indossare ‘la divisa’ con un orgoglio capace di sciogliere ogni distanza. Abbiamo visto giovani del carcere minorile accolti, vestiti, fatti sfilare non per gesto simbolico, ma per dignità. Per dire loro: siete dei nostri.

Questo esercito non si comprende se non si legge sotto le ali della storia e della socialità.

 Non è soltanto un corteo: è un abbraccio che attraversa i secoli.

Oggi si celebra il Capitano nel suo Sabatino dedicato alla Madonna della Provvidenza. E non è una coincidenza. Esiste un legame profondo tra la Madonna della Provvidenza e chi, con il proprio lavoro, mantiene e provvede alla propria famiglia e alla comunità. Gli artigiani lo sanno bene: provvedere non significa soltanto guadagnare, ma custodire, costruire, sostenere. È responsabilità quotidiana, è fatica che diventa cura.

La Madonna della Provvidenza diventa così il volto materno, e femminile, di questo impegno: la protezione su chi lavora con le mani, su chi tiene in piedi una casa, una bottega, una città intera.

Oggi in cattedrale verranno benedette e scambiate bandiere e alabarde, tra le cariche uscenti ed entranti, in una straordinaria ottica di successione e continuità. 

Quando vediamo le dieci categorie schierate, quando ascoltiamo il nome del Capitano risuonare, quando le bandiere si alzano contro il cielo ancora sobrio della Quaresima, comprendiamo che la Real Maestranza non è nostalgia. È presenza. È identità viva.

E allora capiamo che finché ci sarà anche un solo artigiano disposto a camminare sotto quel vessillo, finché una sola mano si alzerà per reggere una bandiera, finché un ragazzo troverà in quello smoking un motivo per sentirsi parte di qualcosa, la nostra città non sarà mai sola.

Perché la Real Maestranza non sfila soltanto il Mercoledì Santo. 

Sfiora le coscienze.

E ogni anno ci ricorda chi siamo

nella foto il Capitano della real Maestranza del 1955 Salvatore Furia, categoria Barbieri

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