Non è stato il Covid

Tonino Cala
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Per circa dieci anni ho vissuto fuori dalla comunità e nessuno se ne era accorto. Ciò dimostra che interesso solamente a mia moglie e, forse, a qualche amico. Non lo so. Per me va bene. Posso vivere altri dieci anni fuori dalla comunità. Non sento il bisogno delle attenzioni altrui. Anzi, le attenzioni degli altri mi stancano. Non faccio il demagogo né sono un ipocrita.

L’uomo è un animale sociale ma spesso è più animale che sociale. Che fine hanno fatto la gentilezza e il rispetto per l’altro. Eravamo una comunità e non lo siamo più. Si, sono l’antieroe, quello che si gode le albe e i tramonti, quello che ama il mare e le montagne, che non sa più dove va la patria perché le frane sono franate e i sentieri si sono persi, tracce di una memoria tradita e cancellata.

Questa è la triste e concreta verità: non è stato il Covid. A causa del neoliberismo selvaggio o capitalismo avanzato, con un mercato iperproduttivo e consumistico, la società è diventata cinica e qualunquista! Dove è finita l’umanità che conoscevamo? Dove è finita l’amicizia e la fratellanza. “Amore un corno, di giorno magno e di notte dormo!”.

Quindi, “l’uomo è ciò che mangia?”, avrebbe sentenziato Ludwig Andreas Feuerbach. Tutto qui? E la spiritualità cristiana, il volersi bene e disinteressato, l’aiuto agli altri, la convinta solidarietà, il riconoscimento dei meriti degli altri? E con tono tronfio diceva un tale: “Io sarò il sindaco di me stesso e non di altri e per altri!”.

E la moglie e madre cristiana: “Con me sarete al sicuro perché io vi amo! Noi siamo la patria italiana. Noi siamo la bandiera dell’Italia che sventola orgogliosa ovunque nel mondo. Noi figli, fratelli e sorelle, di una terra gloriosa …. pa-ta-pam e pa-ta-pim!”. Un vestito al giorno toglie il medico di torno, “io condottiera, nuova Giovanna D’Arco alleata di Trump!”.

Anche altri santi politici, i protettori delle vergini e degli orfani di guerra, con i loro sorrisi di plastica, messi lì per farsi belli e con l’applausometro dietro, i fedeli e i fans delle consorterie tribali! Che spettacolo di indecenza, per carità di Dio! Vorrei anche sbagliarmi ma il soggetto è già stato scritto. Sempre lo stesso e identico a sé medesimo. Forza e coraggio, lo spettacolo sta per avere inizio. E ci divertiremo tutti: grandi e piccini.

Adesso, arriva la Meloni e farà la rivoluzione. Ne vedremo delle belle, cari concittadini e cari compatrioti. Italiani, anche senza volerlo! Italiani perché censiti all’anagrafe, per la nascita e per la morte, italiani a causa dell’Unità risorgimentale. Italiani, indolenti e rinunciatari per vocazione acefala, pigri nel pensare perché rassegnati ai funesti destini.

“Fatta” l’Italia saranno “fatti” anche loro, i fatti nostri, i fatti vostri. L’Italia s’è desta. Viva l’Italia! Popolo di santi, di poeti e di navigatori, con qualche giullare per conforto e qualche drogato per dispetto. Noi dipendenti pubblici per tradizione e paraculi per destinazione. Noi che amiamo la nostra libertà di fare tutto ciò che vogliamo. Battezzati e venerati sul suolo patrio, anche figli della lupa per volontà divina.

da “Racconti apolidi” di Tonino Calà

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