Da diverso tempo osservo che molti miei coetanei, anche più giovani, vivono ancora nel secolo scorso, il ‘900. Anche Massimo Recalcati, noto psicoanalista italiano, ha dichiarato di essere un uomo del ‘900, secolo di grandi conflitti e di tantissime conquiste sociali. Indubbiamente, un secolo ricco di esperienze, di incontri, di indubbia formazione individuale e collettiva.
Non possiamo certo fare a meno del vissuto del secolo scorso. Ma questa mattina mi sono svegliato e mi sono detto: oggi è il 10 aprile 2026, siamo nel Terzo millennio, bisogna vivere il presente e il futuro! Nulla è più come prima!
Osservo da diverso tempo che le relazioni sociali si sono consumate e si consumano senza lasciare nulla di buono, quale ricordo e segno di una testimonianza virtuosa; ciascun essere umano, nella stragrande maggioranza, si fa i fatti propri, pensa unicamente a sé stesso e non si interessa agli altri! Egoismo, individualismo, narcisismo cattivo, mania di protagonismo esasperato? Non lo so!
Quasi tutti cercano l’applauso e il riconoscimento. Non condivido, non posso condividere. La gente pensa esclusivamente al proprio misero vantaggio, al passeggero interesse personale: l’incubo opportunistico di una vittoria, di una scalata sociale. Cosa importa se ci sono le guerre, cosa importa se la gente soffre, cosa importa se esiste ancora tanta povertà!
Tutti a divertirsi come degli ebeti ubriachi. Se questa è la società liquida, dove tutto scorre e senza traccia di alcuna umanità, io non sono interessato e ne prendo le distanze.
Si vive una sola volta e la vita è abbastanza breve. La vita voglio viverla bene e a modo mio, senza seguire le mode narcisistiche, lontano dalla cloaca quotidiana dei conflitti e dalla discarica dei rifiuti di immagini superficiali, di pensieri, emozioni e sentimenti svuotati di contenuti che non si possano chiamare umani.
Forse, sono stato figlio di quel tempo dimenticato che non aveva futuro. Qui adesso, nel presente, in questo terzo millennio da scoprire e da vivere!
Al di là dei titoli accademici, che non dimostrano nulla, anche nell’eventualità che ci siano, io penso che non ci dobbiamo prendere troppo sul serio. Si parla e ci si confronta senza avere la scienza infusa né la verità a portata di mano.
Spesso, le verità sono soggettive e non oggettive! Non è detto che quello che dico e scrivo abbia un valore di verità per tutti. La vita è un breve transito su questa terra e, sapendo che si può morire in qualsiasi momento, bisognerebbe avere l’accortezza e il buon senso di lasciare perdere il miraggio della presa dell’osso e di non litigare per banali motivi.
Osservo che, spesso, i selfie e l’esposizione mediatica dei voliti sorridenti e dei corpi esibiti sembrano dirci: “vedete come sono felice, sto bene, mi sto divertendo, non ho nessun problema, sono a posto, vivo alla grande, sono intelligente e competente” e via dicendo. Per dimostrare cosa? Per dirlo a chi? Per comunicarlo al mondo? Forse, la nostra infelicità?
I ragazzi e gli adulti si fanno il selfie, le loro foto riflesse allo specchio, con il proprio cellulare. Anche a me è capitato di fare qualche foto con il mio cellulare da solo o con gli altri. E mi sono domandato: l’immagine è tutto? Io sono la mia immagine? E se mi piaccio nella foto riflessa significa che mi voglio bene e mi stimo? Ne siamo certi? Nutro notevoli dubbi al riguardo. Per volersi bene ci vuole ben altro. In questa vita siamo soli e nudi, senza difese. Amiamoci.
L’insicurezza è nell’immagine allo specchio. Le donne amano guardarsi molto allo specchio. Desiderano essere carine per piacere agli altri. Anche molti uomini imitano le donne. Ma se un essere umano, al di là della piacevolezza dell’aspetto fisico che non guasta, non ha un pensiero e non ha una capacità soggettiva per riflettere che uomo è, che donna è, che essenza umana può essere, anche da solo e senza alcun applauso!
A me sembra che oggi la società dell’immagine nasconda il vuoto, il nulla, l’assenza di originali singolarità. Diventa ciò che sei perché questo mondo è pazzo e nel caos della follia c’è posto unicamente per i Trump, i Netanyahu, gli Orbàn, i Putin, i Meloni di casa nostra!
Forse, dico forse, troveremo l’uomo che non c’è, il sogno luminoso di una intera esistenza.
Tonino Calà


