dal Collettivo Letizia riceviamo e pubblichiamo:
Costruivano grandi apparati verticali, per potere muovere ascensionalmente grandi carichi. Quindi grandi strutture metalliche, alte come alti palazzi, che permettevano a grandi contenitori di salire e scendere.
Tutto ciò perché il movimento di una massa che viene fatta cadere velocemente si converte prima in energia cinetica e poi in energia elettrica. Le strutture costruite erano davvero utili per la conservazione di grandi quantità di energia, ma davvero uccidevano il paesaggio.
Un attento giornalista sardo ebbe il grande intuito di pensare che tanto oltraggio si sarebbe evitato se solamente le strutture fossero state costruite interrate e, guardandosi in giro, vide che la sua terra gli offriva, gratuitamente, la soluzione: le miniere.
Si informò bene e poi si mise in contatto la società svizzera che realizzava quel tipo di impianti, proponendole l’alternativa delle miniere sarde.
L’azienda svizzera comprese immediatamente il valore della proposta e mandò i suoi tecnici nella grande isola italiana e lì i suoi ingegneri verificarono la fattibilità del progetto.
Risultati? Le miniere di carbone diventano siti di conservazione di energia gravitazionale. La progressiva spoliazione del territorio comincia a cedere il passo a un ringiovanimento delle presenze e a una grande elevazione dei livelli professionali del territorio. Un territorio che perdeva le sue forze migliori adesso le vede rientrare e portare la ricchezza della propria cultura alla bellezza del territorio, prima storpiato dalla estrazione del carbone.
Adesso, a noi del Collettivo Letizia, è venuto il desiderio di chiederci il perché non dovremmo fare altrettanto nel nostro territorio, per far sì che anche il centro della Sicilia diventi nuovamente protagonista, riconvertendo impianti defunti a strutture vive e produttrici di ricchezza e benessere.
Lanciamo subito l’idea alle competenti istituzioni regionali, alle forze sindacali e alle altre forze politiche, perché insieme si possa verificare la fattibilità di questo percorso.
Intanto, insieme a un gruppo di tecnici qualificati ed esperti, faremo un primo intervento di conoscenza della nostra realtà mineraria, della quale vanno verificate le possibilità di esatta corrispondenza a quanto richiesto per la realizzazione della loro conversione.
Speriamo che l’indagine ci metta nelle condizioni di poter richiedere alla stessa società svizzera o ad altre a lei simili di tentare di ridare al nostro territorio una nuova occasione di crescita.
Come Collettivo Letizia confermiamo la nostra adesione a progetti di recupero delle strutture minerarie al fine di una loro utilizzazione per il turismo storico di alta qualità.
Non tutte le strutture minerarie avranno le caratteristiche per la conversione alla conservazione dell’energia gravitazionale. Di conseguenza c’è lo spazio per portare avanti tutte e due le ipotesi progettuali.
Speriamo di poter rivedere la mitica figura del minatore, non più timoroso della sua terra, ma orgoglioso controllore e restauratore delle reti di canali necessarie agli impianti di stoccaggio dell’energia gravitazionale.
Gianfranco Cammarata, portavoce del Collettivo Letizia

