I grandi processi e le inchieste su mafia e politica hanno dimostrato l’uso politico delle stragi di mafia e del terrorismo (inclusi i servizi segreti deviati) per gli “interessi coincidenti” di diversi soggetti interessati, istituzionali e non istituzionali. Ci sono processi conclusi e inchieste giornalistiche mai smentite che provano la sporca storia degli “interessi coincidenti”.
E voi pensate che tutte le mafie di Italia non si potessero sconfiggere se c’era una vera volontà politica da parte dello Stato di intervenire e annientare tutte le “cose nostre”? Con l’utilizzo di tutti gli apparati repressivi: i servizi segreti, la polizia, i carabinieri, la guardia di finanza, l’esercito, la marina e l’aereonautica, i vigili del fuoco e i forestali, la magistratura, adesso attaccata dall’attuale governo? Si poteva o no?
E cosa sono quattro scalmanati giovani di cui si sapeva tutto! Il governo sapeva e non ha fatto alcuna prevenzione per evitare le violenze. Questa è la lezione etica che ci proviene da Leonardo Sciascia e da Pier Paolo Pasolini, i veri intellettuali liberi e indipendenti che hanno visto e hanno saputo vedere oltre la cortina fumogena delle trame orchestrate dai poteri forti: politici, finanziari ed economici. Non ci sono le prove?
Pasolini e Sciascia avrebbero detto: io so anche se non ho le prove; loro sapevano (il governo e la sua maggioranza) e non hanno voluto fare nulla! Appositamente, per interesse e vantaggio politico personale! La logica stringata e ferrea dei nostri intellettuali avrebbe inchiodato i nostri governanti alle loro responsabilità politiche.
Si possono anche capire quelli della destra: per decenni hanno vissuto ai margini dell’arco costituzionale, rimanendo all’opposizione e provando un forte risentimento nei confronti della maggioranza di centro-sinistra. Si sentivano esclusi e non coinvolti! Avevano le loro umanissime ragioni e tifavano per i giudici e per una giustizia giustizialista.
Negli ultimi decenni si può dire che i partiti politici hanno obbedito alla regola non scritta: “tengo famiglia!”. Il potere è denaro e il denaro fa potere. Come è stato descritto nei suoi romanzi da Sciascia che parlava e scriveva del “familismo amorale”.
Questa è la concezione ideologica di una antropologia meridionale, capace di diffondersi al centro e al nord, cooptando famigli, suoceri e nuore, figli e nipoti, sorelle e fratelli, amici e nemici. Viva la famigghia! La famiglia che è al centro dell’intero universo, anche contro gli interessi collettivi di una società democratica che desidera crescere ed essere libera dagli impedimenti corruttivi e clientelari. La famiglia piegata alla cinica e spietata legge del più forte.
Ciò che so con certezza. Ho avuto un padre e una madre. Unici e soli. Non ho altri padri né madri da riconoscere! Per me, solamente le persone che provano dei sinceri sentimenti e che hanno sofferto tanto dolore per la perdita e il vuoto lasciato dai loro cari possono dirsi persone “sane”. Il resto non conta.
Da qualsiasi punto di vista, i sentimenti della vita sono il vero patrimonio che possediamo. Non altro. Con i soldi non possiamo comprare gli affetti degli altri né i denari sono la misura dei nostri sentimenti. I soldi non li possiamo portare con noi nel loculo cinerario. È vero: il denaro è lo sterco del demonio! Molti non lo capiscono. E con gioia lo affermo, tralasciando ignari ed esistenze appassite e smorte.
Con la solitudine consapevole viene la forza etica di non essere schiavi delle facili illusioni del potere: per la libera democrazia, baluardo contro l’iniquità del sistema illiberale.
Tonino Calà

