dal Prof. Claudio Vassallo di PIU’ UNO riceviamo e pubblichiamo:
Ernesto Maria Ruffini ha ragione, e pure da vendere, quando dice: una visione unitaria e condivisa in politica estera è il primo punto da affrontare. L’attuale scenario globale lo impone. Uniti solo per vincere, ma senza affrontare questo aspetto, significa non governare.
La politica internazionale è stata per anni ai margini delle dinamiche nazionali e ciò poiché, apparendo tutto stabilito e immutabile, non necessitava di discussioni, confronti e ripensamenti. La Nato e l’alleanza con gli USA apparivano come scelte granitiche, non scalfibili e la conseguente collocazione del Paese nel mondo indiscutibile. Oggi, da una parte, interrogarsi sul futuro dell’Alleanza atlantica, chiedendosi se nel prossimo futuro ci sarà ancora e, se sì, concreta come si concretizzerà e quale reale ruolo svolgerà, appare necessario.
Dall’altra non si può non evidenziare come il Presidente USA Trump, col suo agire, abbia, se non rotto, certamente gravemente incrinato quel legame di fiducia, che da dopo la seconda guerra mondiale univa saldamente gli Stati Uniti con i paesi europei; e la fiducia, si sa, o è incondizionata o è poca cosa. In fondo tutti siamo stati bambini e sappiamo bene che un giocattolo rotto, per quanto rimesso assieme con la colla, non è e può più essere, lo stesso.
Il cambiamento globale impone il dovere di riguardare tutto ciò che accade, anche all’interno del nostro Paese, con una nuova attenzione. Ed allora ciò che già era, ma con riguardo al quale ci si girava dall’altra parte, per non affrontare la questione, oggi appare non più rinviabile. Ed allora dobbiamo dircelo che “il re è nudo” e che le aggregazioni politiche, costruite in questi anni e che inappropriatamente chiamiamo coalizioni (tutte quante), appaiono inadeguate, in quanto inadeguate nel profondo.
Non mi dilungo sulle incoerenze e contraddizioni, talvolta laceranti, presenti da una parte e dall’altra, poiché evidenti e sotto gli occhi di tutti. La logica del “l’importante è avere un voto in più per vincere”, non può più funzionare, ammesso che lo abbia mai fatto veramente e di opposizioni che, disponendo della “bacchetta magica”, hanno le ricette per risolvere tutti i problemi presenti nel Paese, ma che poi, arrivati al governo, la dimenticano a casa insieme al formulario delle porzioni, non se ne può più.
Quindi appare oggi più che mai indispensabile e non rinviabile, uno sforzo di “ingegnere politica” che sappia immaginare e concretizzare nuove dinamiche ed aggregazioni, le quali, così come giustamente afferma Ernesto Ruffini abbiano come imprescindibile punto di partenza la collocazione dell’Italia nello scenario internazionale, nonché l’idea di Europa da realizzare e del ruolo che il nostro Paese deve svolgere al suo interno.
Prof. Claudio Vassallo – PIÙ UNO


