Politica e democrazia

redazione
redazione 17 Views
4 Min Leggere

di Leandro Janni

La parola “democrazia” deriva dal greco antico: demos significa “popolo” e kratos significa “potere” o “governo”. Letteralmente, indica il “governo del popolo”. Le prime forme di democrazia si svilupparono ad Atene nel V secolo a.C., dove i cittadini liberi partecipavano direttamente alle decisioni politiche attraverso assemblee e tribunali. 

Nell’Italia attuale, la feroce, inesorabile polarizzazione delle posizioni politiche ci impedisce di ragionare sui fatti, sulla realtà. Ci trasforma in beceri fan di una delle due fazioni “in guerra”. Annebbia – se non cancella del tutto – le nostre capacità di analisi. Di visione.

Questo continuo disaccordo, questo perenne frastuono non è politica, non è volontà di edificare insieme la cosa pubblica: è l’espressione cieca, ottusa del potere per il potere. Questa è la fine della dialettica. La morte della democrazia.

Lo psicologo e psicoterapeuta Fabio Meloni sostiene che «la polarizzazione sociale e politica non è semplicemente un disaccordo amplificato. È un processo sistemico, profondo, che agisce sulle strutture cognitive, affettive e identitarie degli individui e dei gruppi. Essa si manifesta quando le persone si raggruppano in posizioni sempre più distanti e inconciliabili, non solo a livello di opinioni, ma soprattutto nella percezione morale ed esistenziale dell’“altro”. Questo “altro” diviene, progressivamente, non solo diverso, ma anche minaccioso, illegittimo, inaccettabile. Da qui si origina una spinta all’esclusione che non ha nulla di razionale: è viscerale, radicata nel bisogno psicologico di coerenza identitaria e di appartenenza.

Nei sistemi democratici, la polarizzazione è una condizione patologica. E non lo è per via della presenza del conflitto – che è, anzi, vitale in una democrazia – ma per la sua natura degenerativa. Essa disincentiva la cooperazione, irrigidisce le posizioni ideologiche, mina la fiducia reciproca tra cittadini e nelle istituzioni, e crea le condizioni culturali e affettive per l’accettazione – persino l’incoraggiamento – di comportamenti antidemocratici, inclusa la violenza politica. In questo senso, la polarizzazione è una forza autoreferenziale e autoalimentante. Non solo distrugge il tessuto democratico, ma lo fa attraverso meccanismi che si auto rinforzano».

Oltre a essere un sistema politico, la democrazia è una conquista culturale. Ovvero non basta creare – una volta per tutte – istituzioni democratiche, ma è necessaria una cultura civica diffusa che stimoli la partecipazione consapevole dei cittadini.  Senza questo impegno, la democrazia rischia di diventare di facciata o di trasformarsi in dittatura o oligarchia. La democrazia non è soltanto un metodo di governo, ma un insieme di valori morali e sociali che promuovono la libertà, l’uguaglianza, la partecipazione e il pluralismo. La sua efficacia dipende dalla consapevolezza e dall’impegno dei cittadini nel partecipare attivamente alla vita politica e sociale della comunità.

E la democrazia non funziona perché elimina i problemi, ma perché offre strumenti per affrontarli insieme. La sfida più urgente, oggi, è restituire alla politica il suo scopo originario: non quello di vincere sugli avversari, ma di convivere con i diversi. La coesistenza non è un’utopia, non è un’ideologia, è un impegno concreto che parte da ciascuno di noi. «Un popolo educato, illuminato e informato è una delle vie migliori per la promozione della democrazia» – diceva Nelson Mandela. E dunque chiediamoci: siamo un popolo educato, illuminato e informato?

Leandro Janni

Condividi Questo Articolo