Quel che resta della visita della presidente Meloni a Niscemi: dal decentramento all’accentramento

Ivana Baiunco
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Sono stati esautorati tutti. Dal governo regionale all’estrema propaggine di un potere politico amministrativo che di fatto non conta più, quello della provincia regionale. Giorgia Meloni ieri è arrivata a sorpresa dicono i più. Chi doveva sapere sapeva, troppi sbarbati e in cravatta per un normale lunedì di lavoro. Ma sicuramente la sorpresa l’ha fatta al governatore Renato Schifani e al ministro Nello Musumeci che dopo aver creato una serie di corti circuiti sull’emergenza con dichiarazioni che hanno ovviamente condotto i giornalisti più esperti ad indagare nel periodo in cui è stato presidente della regione, a Niscemi non c’è neanche passato. Come avrebbe potuto dopo che tra le prime cose dichiarate ha dato la responsabilità del non fatto ai sindaci che si sono succeduti nel paese.

Giorgia Meloni ha dovuto come sempre mettere la pezza al buco che creano spesso quelli che le stanno attorno. Una regione che non ha rendicontato nel dettaglio i danni causati dal ciclone Herry e lo stop di Giorgetti in Consiglio dei Ministri, ieri Schifani è volato a Roma anche per questo. Ha giocato d’anticipo la premier è arrivata prima della firma del decreto, che qualcuno con qualche comunicato in tempo reale si sarebbe potuto intestare.

E’ arrivata per tenere calmi gli animi degli sfollati che non hanno ancora la minima idea di quale sarà il loro futuro ma una certezza da Niscemi non vogliono andare via. E’ arrivata ed ha esautorato del potere periferico tutti. Nominando un nuovo commissario straordinario il capo della protezione civile Fabio Ciciliano medico della polizia nominato prefetto dal piglio sbrigativo.

Di fatto esautorando la protezione civile regionale. L’ultima foto di Niscemi il capo regionale Salvo Cocina, l’ha pubblicata molte domeniche fa raffigurante il gran canyon, così oramai viene chiamato il muro dei 4 km di frana, illuminato al sole e da lontano, aveva tutto il sapore di un addio. A cascata è stata esautorata la provincia regionale e Ciciliano ha dato mandato all’Anas di mettere in sicurezza e rendere percorribili la sp 32 e la 85. Tempi certi e lavoro duro pare sia stato questo il dictat.

Ogni giorno si attendono i dati dei rilevamenti per cielo e per terra di tutti gli strumenti geognostici che lo scibile umano conosce, ecco quelli sono impiegati a Niscemi definita la città “più monitorata d’Europa” dalla stessa premier e tuttavia ancora non arrivano, sono sbarcati più geologi in questi ultimi 20 giorni nella città del carciofo che qualsiasi altro genere di professionista, ma ancora niente.

Da questi risultati dipendono tante cose una su tutte la delimitazione definitiva della zona rossa e dunque la possibilità di ritorno a casa almeno di chi sta nella fascia dell’ultimo tratto dei 150 metri.

In tutto ciò c’è un sindaco che ancora tiene botta, Massimiliano Conti se pur sollecitato non scende in polemica con nessuno, tranne con qualche giornalista nazionale da Pietro Senaldi a Marianna Aprile ma non una parola sulla politica; eppure, di risposte per Musumeci ne avrebbe avute ma ha preferito glissare e aspettare che l’arrivo dei 150 milioni, 100 per abbattere le case 50 per gli indennizzi agli sfollati.

Infine, c’è tutta la compagnia di giro che da questa emergenza sta prendendo visibilità e magari la speranza di un salto di carriera. Ma questa è un’altra storia. La realtà è che siamo una terra amara impastata di bellezza e burocrazia di lentezza e giustificazionismo.

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