dal prof. Claudio Vassallo, coordinatore provinciale di PIU’ UNO, riceviamo e pubblichiamo:
Bene ha fatto Ernesto Maria Ruffini, fondatore e guida del movimento politico “PIÙ UNO”, a dichiararsi pronto a partecipare alle primarie del centrosinistra, purché queste siano “primarie vere“. Primarie, quindi, capaci di far fare quel salto di qualità tale da trasformare la “coalizione di opposizione”, perché questa oggi è, in “coalizione di governo”.
E non è un solo gioco di parole. Si tratta di sostanza politica. Stare assieme per opporsi, per dire “no”, è facile e non richiede nemmeno una reale unione, essendone, per far ciò, bastevole la sua semplice “rappresentazione” esterna. Non dovendo scegliere, ci si può trovare comunque insieme, pur partendo da posizioni diverse e anche lontane; lo si può fare persino se mossi dalle ragioni più svariate, se non addirittura, incompatibili, le quali, in qualunque modo riescono a coesistere attorno ad un semplice “no”. Governare è però profondamente diverso. È molto più complicato.
Governare richiede la condivisione di un progetto di Paese, che pur se non totale, deve necessariamente abbracciare le priorità e gli obiettivi fondamentali della futura azione di governo. Condividere la responsabilità che ci si assume con la guida del Paese, presuppone una chiara visione politica da proporre, prima, agli elettori per ottenerne il consenso e da realizzare, poi, ad elezioni vinte.
Fuori da questo processo c’è solo il caos e l’inevitabile insuccesso, che se non è elettorale, certamente lo sarà di governo. Occorre, quindi, prima di procedere alle primarie, affrontare e trovare la quadra su temi importanti: la posizione che il Paese deve assumere nel mutato scacchiere internazionale, l’idea di Europa che si intende perseguire e che si vuole contribuire a costruire (sempre che lo si voglia veramente); l’individuazione delle politiche del lavoro, industriali ed energetiche che si intendono adottare; gli interventi che si ritiene utile attivare nei settori della sanità e dell’istruzione; la scelta delle azioni da intraprendere a favorire delle famiglie in difficoltà; le politiche di redistribuzione del reddito, fiscali e di bilancio che si intendono perseguire; gli strumenti da azionare in tema di sicurezza, ordine pubblico, ecc.. .
È complicato, ma politicamente serio, e solo così si potrà costruire una coalizione solida, che possa farsi carico della responsabilità di governo, senza sciogliersi come burro nel forno al presentarsi della prima seria difficoltà. Solo così le primarie saranno “politicamente vere”. Diversamente, come afferma la Salis (sindaco di Genova) le primarie serviranno solo a creare frizioni, ad indebolire la coalizione, o, come forse sarebbe più opportuno dire, ad anticiparle a prima del voto. Cosa, quest’ultima, che se si ragiona avendo a cuore le sorti del Paese e non da tifosi, risulterebbe comunque cosa meno grave, poiché eviterebbe la nascita di un governo di pura facciata, incapace di affrontare il difficile contesto sia nazionale che internazionale.
Ma occorre pure che le primarie siano vere in termini di “partecipazione” e quindi, come giustamente dice Ernesto Ruffini, davvero aperte e con regole condivise da tutti i partecipanti. È ovvio come questo sia un percorso difficile, ma politicamente serio ed efficace, poiché l’unico capace di selezionare la “guida migliore” per realizzare un’idea di Paese veramente condivisa.
Non deve sfuggirci che vincere le elezioni non può essere l’obiettivo finale, ma lo strumento per dare al Paese un governo vero. Insomma non “vincere per vincere”, ma “vincere per governare”. Bene, se non si avrà il coraggio e la forza di consumare questi difficili passaggi, le eventuali primarie che si dovessero celebrare, somiglierebbero più all’elezione di “miss/mister universo”, che ad un avvenimento politicamente serio ed importante.
Prof. Claudio Vassallo PIÙ UNO


