S. Caterina Villarmosa: giudice impone al Comune di garantire la piena assistenza all’autonomia a uno studente con disabilità

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Nella Sicilia dei paradossi burocratici, una vicenda di Santa Caterina Villarmosa dimostra quanto sia ancora difficile vedere rispettati e garantiti i propri diritti costituzionali, fino a dovere intraprendere un’azione giudiziaria per venirne a capo.

In breve i fatti. Un giovane studente della scuola secondaria di primo grado, S. G., con disabilità grave, quest’anno scolastico vede decurtate le ore di assistenza all’autonomia e comunicazione, dalle 15 che aveva deliberato il GLO (Gruppo di Lavoro Operativo per l’inclusione) a 12, con un taglio del 20% rispetto alla già parziale copertura del servizio, che non riesce a coincidere con l’intero orario delle lezioni.

La motivazione del Comune fa riferimento a difficoltà di copertura finanziaria, che in altri Comuni viene invece integrata con fondi propri in attesa degli stanziamenti nel Bilancio della Regione. Ma le attività scolastiche non possono aspettare i tempi della burocrazia e intanto il servizio viene decurtato.

Il genitore del giovane studente ha intrapreso un’azione legale supportata dall’avv. Mariachiara Garacci del Foro di Marsala, innanzi al Tribunale di Caltanissetta, il quale con provvedimento cautelare, giudice Dott. Alessandra Frasca ha accertato la sussistenza di atti discriminatori ( rectius di una discriminazione indiretta ex art. 2, legge n. 67 del 2006) da parte del Comune resistente, consistenti nell’aver posto uno studente disabile in una posizione di svantaggio rispetto agli altri alunni, non assicurando allo stesso la necessaria assistenza specialistica, e conseguentemente ha ordinato al Comune di Santa Caterina Villarmosa, con effetto immediato, di garantire allo studente S. G., un assistente all’autonomia ed alla comunicazione per 15 ore settimanali, come previsto dal relativo Piano Educativo Individualizzato.

La prima udienza si è svolta il 12 novembre, tre mesi dopo l’inizio delle lezioni, durante la quale chi rappresentava il Comune di S. Caterina ha insistito nel sostenere che l’integrazione non era di propria competenza. Altri due mesi sono trascorsi prima che l’iter del procedimento giudiziario fosse completato e, dopo un sollecito formale della famiglia dello studente presso la Cancelleria del Tribunale di Caltanissetta, la sentenza ha disposto l’integrazione di tre ore settimanali del servizio, a carico del Comune, con effetto immediato. Il lunedì successivo il servizio è stato ricondotto alle 15 ore settimanali, in attesa della sentenza di merito, che stabilirà quali sanzioni andranno erogate al Comune inadempiente.

I Comuni oramai seguono una linea politica che continua a subordinare i diritti fondamentali alle logiche di contenimento della spesa e ad interpretazioni arbitrarie delle leggi – afferma l’avvocata Mariachiara Garacci – dimenticando che i diritti non si sospirano e non si rimandano ma si applicano“.

La mamma del giovane studente, B. M., ha dichiarato di essere “estremamente felice di aver vinto la causa, grazie all’eccellente lavoro dell’avv. Mariachiara Garacci ed al tempestivo intervento del giudice, l’ennesima di tante battaglie che un genitore deve continuamente portare avanti per aver garantito il rispetto dei diritti fondamentali delle persone disabili ed in questo specifico caso un diritto importante come quello allo studio ed all’inclusione del proprio ragazzo. Non posso far a meno di sentirmi profondamente delusa ed avvilita dal fatto e di essere stata costretta a citare in giudizio l’amministrazione comunale del comune di Santa Caterina Villarmosa per la concessione di un diritto inderogabile. Mi auguro che questa vicenda possa servire da stimolo alle altre famiglie per continuare a lottare per il rispetto dei diritti dei propri figli. Non chiediamo maggiori diritti, ma pari opportunità”.

L’altro aspetto del paradosso riguarda il fatto che il ripristino delle 15 ore settimanali di servizio al giovane con disabilità non è stato esteso, dopo la sentenza, agli altri coetanei nelle sue stesse condizioni, perché le famiglie non hanno intrapreso l’azione legale. Un diritto quindi, che viene riconosciuto da una sentenza come tale e quindi non individualmente, diventa invece oggetto di azione legale obbligatoria individuale nel caso in cui venga violato, anche da una pubblica amministrazione, nonostante la sentenza che nel caso del giovane S. G. lo abbia pienamente riconosciuto.

Così la Legge è uguale per tutti, ma solo in teoria

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