San Cataldo, “Qualcosa che manca”, il PD discute le criticità del territorio

Chiara Milazzo
Chiara Milazzo 184 Views
6 Min Leggere

“Qualcosa che manca”è il titolo di una serie di incontri promossi dal Partito Democratico di San Cataldo per approfondire le criticità del territorio e costruire occasioni di confronto con cittadini, associazioni e realtà impegnate nella comunità.

Gli argomenti al centro del dibattito di giovedì scorso nella sede di via Teocrito sono stati l’inclusione e i diritti delle persone con disabilità. Un tema affrontato attraverso un dialogo che ha messo in evidenza le carenze sul piano istituzionale e dei servizi e i limiti culturali e sociali che ancora oggi ostacolano la piena partecipazione delle persone con disabilità alla vita della comunità.

Ad essere maggiormente approfonditi sono stati l’inclusione scolastica e l’inclusione sociale. È emerso come la presenza di figure di supporto all’interno degli istituti non corrisponda necessariamente a una reale integrazione nella vita dei gruppi classe. Spesso, infatti, i rapporti tra studenti con e senza disabilità rimangono confinati alle ore di lezione, senza tradursi in amicizie, occasioni di aggregazione e attività condivise al di fuori dell’ambiente scolastico. Una condizione che rischia di aggravarsi con il passaggio all’età adulta. Nel corso del confronto è stata evidenziata una realtà particolarmente preoccupante: per molte persone con disabilità, la conclusione del percorso scolastico coincide anche con una drastica riduzione delle opportunità di socializzazione e partecipazione alla vita collettiva. Venendo meno il contesto della scuola, spesso non esistono percorsi alternativi capaci di garantire continuità nelle relazioni, nelle attività e nelle possibilità di crescita personale.

Il dibattito ha affrontato anche il tema delle responsabilità istituzionali e della programmazione delle risorse economiche. Dalle testimonianze è emerso come, in diverse circostanze, fondi destinati a interventi in favore delle persone con disabilità siano insufficienti e privi di adeguata programmazione.

Ampio spazio è stato inoltre dedicato alle barriere architettoniche e all’accessibilità degli spazi pubblici, con particolare riferimento a eventi e manifestazioni che, pur prevedendo la partecipazione di persone con disabilità, non sempre garantiscono le condizioni necessarie per accoglierle realmente. Un paradosso che dimostra come l’inclusione non possa limitarsi a un invito formale, ma debba tradursi nella possibilità effettiva di partecipare, muoversi e vivere gli stessi luoghi e le stesse esperienze degli altri cittadini.

Tra i passaggi più intensi dell’incontro, una riflessione ha richiamato l’attenzione sul valore della comunicazione e della dignità umana: “Si può comunicare anche con un battito di ciglia”, un’espressione che racchiude il principio fondamentale che ogni persona, indipendentemente dalle proprie condizioni fisiche o cognitive e dalle modalità con cui riesce a esprimersi, possiede una dignità inviolabile e il diritto di essere ascoltata, riconosciuta e coinvolta nelle decisioni che riguardano la propria vita e che trova riconoscimento anche nella Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, ratificata dall’Italia con la legge 18 del 2009, e nel quadro normativo europeo, che riconoscono il diritto all’autonomia, all’autodeterminazione, all’accessibilità e alla piena partecipazione alla società.

Presenti all’incontro, tra gli altri, Maurizio Nicosia dell’Anffas di Caltanissetta, Giuseppe Palermo e Valentina Urso dell’associazione Nessunostacolo, Marcello Urso e Giuseppe Giordano in rappresentanza dell’Associazione Disabili di San Cataldo, i consiglieri comunale Massimo Emma e Mario Lupica del gruppo Le Spighe e il consigliere Marco Imera del Pd.

Le testimonianze, maturate attraverso esperienze personali, familiari e associative, hanno permesso di delineare un quadro articolato delle difficoltà quotidiane che le persone con disabilità e le loro famiglie si trovano ad affrontare.

“L’incontro – si legge nel comunicato – si è rivelato un’importante occasione di ascolto e approfondimento, nella quale le testimonianze dirette hanno consentito di andare oltre una lettura esclusivamente amministrativa della disabilità, mettendo al centro le persone, le loro esperienze e il loro diritto a vivere pienamente la comunità. Dal confronto è emersa soprattutto la necessità di un cambiamento culturale, capace di coinvolgere non soltanto le istituzioni, ma anche le famiglie, le scuole, le associazioni e l’intera cittadinanza. Perché una società realmente inclusiva non è semplicemente quella che offre assistenza, ma quella che crea le condizioni affinché ogni persona possa costruire relazioni, sviluppare le proprie capacità, compiere scelte e partecipare attivamente alla vita collettiva. Un impegno che intende dare continuità allo spirito di “Qualcosa che manca”: trasformare l’ascolto in confronto, il confronto in consapevolezza e la consapevolezza in iniziative concrete per il territorio, troppo spesso carenti per responsabilità trasversali. Perché l’inclusione non può essere soltanto un principio da affermare, ma un diritto da rendere effettivo nella quotidianità di ogni persona”.

Si tratta del terzo appuntamento, al quale ne seguiranno altri. I precedenti incontri hanno affrontato temi diversi: il primo è stato dedicato all’arte e alla cultura, mentre il secondo ha approfondito le questioni dello smart working e del south working e di nuove possibilità per vivere e lavorare a San Cataldo.

Condividi Questo Articolo