“Separare i diritti dai reati”

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di Claudio Vassallo

Una cosa è esprimere liberamente il proprio pensiero, anche all’interno di pubbliche riunioni o manifestazioni, altro è devastare cose e luoghi o attentare all’integrità fisica altrui. Esprimere liberamente il proprio pensiero e farlo anche in occasione di manifestazioni pubbliche sono diritti costituzionali fondamentali. Provocare devastazioni e/o attentare alla integrità fisica altrui rappresentano invece gravi reati.

Pericolosa appare la tentazione, che talora pare di cogliersi in certi ambienti politici, di collegare, sovrapporre e mescolare cose così diverse. Pericolosa poiché questo mescolare diritti e reati non solo può generare l’idea che fatti così gravi , se compiuti all’interno di una manifestazione, siano inevitabili e pertanto quasi tollerabili, se non addirittura giustificabili, ma anche perché generare confusione tra fenomeni così diversi, inevitabilmente comporta lo svuotamento dei diritti.

Danneggiare cose e luoghi viola il diritto (costituzionale) alla proprietà e nulla conta, a tal fine, se la cosa è privata o pubblica. La violenza sulle persone viola il diritto fondamentale all’integrità fisica Manifestare violentemente, rende impossibile farlo pacificamente.

Non è un caso che il legislatore costituente abbia separato chiaramente e nettamente i diritti, per i quali ha previsto la massima tutela, dai reati, che per la loro pericolosità sociale vanno perseguiti e puniti. Ritengo che chi ama e difende veramente la Costituzione non possa cadere o, peggio ancora, alimentare simili confusioni: i diritti appartengono ai cittadini e i reati, invece, ai delinquenti.

Su ciò non possono esserci e nemmeno ammettersi “se” e neanche “ma”, stante che, la indiscutibile separazione dei diritti dai reati, costituisce fondamento di legalità e democrazia

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