Sulle orme dei Biangardi

Francesco Daniele Miceli
5 Min Leggere

Ci sono legami che il tempo non riesce a sciogliere. Fili sottili che attraversano gli anni e tengono unite le comunità attraverso la memoria, l’arte e la fede. È il caso del rapporto tra Caltanissetta e Cittanova, due città del Sud profondamente legate dalla storia di una famiglia di scultori napoletani: Francesco Biangardi e Vincenzo Biangardi.

Il loro viaggio artistico attraversò il Mezzogiorno lasciando segni profondi nell’arte delle chiese ma anche in quella ‘delle strade’, quando il sacro esce e diventa tradizione popolare. Dopo gli anni trascorsi a Napoli, fu proprio Cittanova la prima terra ad accogliere Francesco Biangardi, che intorno al 1863-64 iniziò a scolpire una straordinaria serie di statue lignee dedicate ai misteri dolorosi del Rosario e alla Via Dolorosa. Queste Varette ancora oggi sono condotte in processione durante la sera del venerdì santo. 

Il cammino dei Biangardi proseguì poi verso Mussomeli, dove hanno lasciato meravigliose madonne in legno ma soprattutto in vivo ricordo nella gente, e giunse infine a Caltanissetta, dove la famiglia arrivò il 18 agosto 1886. Numerose statue create per abbellire chiese in tutta la Sicilia, dall’Ennese all’agrigentino sino alla Val di Noto. Ma se c’è una cosa che ha davvero reso famoso questo cognome furono le Vare del Giovedì Santo, che ancora oggi costituiscono uno dei patrimoni più intensi della devozione nissena.

Proprio durante la permanenza a Caltanissetta nacque nel 1889 il gruppo del Cristo in mezzo ai due ladroni, destinato a Cittanova e probabilmente una delle ultime opere di Vincenzo Biangardi, morto appena un anno dopo.

Su queste tracce si è sviluppata ieri la giornata “Sulle orme dei Biangardi”, un itinerario culturale e spirituale che ha riunito studiosi, appassionati e delegazioni provenienti dalle città che custodiscono l’eredità degli scultori. Tra queste un nutrito gruppo da Cittanova, proveniente dall’associazione San Girolamo, sorto nel cuore dell’omonima parrocchia. 

Il percorso è iniziato nel centro storico di Caltanissetta con l’accoglienza a Palazzo Moncada, per poi proseguire verso Casa Biangardi in via Re d’Italia, nella storica strada dei Santi, e culminare con la visita alle Vare e la celebrazione della Messa nella Cattedrale di Santa Maria La Nova, in occasione del sabatino del gruppo sacro La Pietà, dedicato a Maria Santissima della Mercede.

Particolarmente apprezzato anche il momento conviviale del pranzo, con un ricco buffet realizzato dal CIRS attraverso la sua scuola di ristorazione, che ha fatto assaporare agli ospiti alcune delle più autentiche prelibatezze della tradizione nissena. 

La giornata è proseguita con la visione del film Biangardi – La creazione più bella, del regista Salvatore Riggi, che ha raccontato con sensibilità la storia di questa straordinaria famiglia di artisti.

Presente anche una delegazione di Mussomeli, città raccontata con passione da Gabriella Barba, che ha ricordato il forte legame tra Cittanova, Mussomeli e Caltanissetta, tre città che insieme a Napoli hanno ospitato e custodito la storia dei Biangardi.

Tra i momenti più emozionanti della giornata la sorpresa del professor Felice Dell’utri, autore del primo volume dedicato agli scultori, che ha donato al pubblico una fotografia di Adele Amico, ultima discendente della famiglia Biangardi, scomparsa nel 1991.

Una riflessione è emersa con forza: oggi dei Biangardi non resta più alcun erede diretto, ma le eredità non passano soltanto attraverso il sangue. A volte si trasmettono attraverso la memoria, l’arte e le tradizioni.

Per un giorno Caltanissetta, Cittanova e Mussomeli si sono sentite parte di un’unica grande famiglia: quella dei Biangardi.

A volte le cose nascono  quando le strade si incontrano e le volontà si intrecciano. Questa giornata è stata proprio questo: il frutto di una rete viva di persone e istituzioni, dal Comune di Caltanissetta alla Pro Loco, dall’Associazione Giovedì Santo al CIRS, unite dal desiderio di costruire insieme qualcosa che resti.

Un viaggio nella memoria che ha ricordato a tutti come, a volte, l’arte riesca a fare ciò che il tempo non può: tenere unite le comunità.

E sulle orme dei Biangardi, guardando il passato, ci si proietta, partendo dal qui ed ora, nel futuro.

foto di Michele Pecoraro

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